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20 Febbraio 2015 10:42

“Ma che lingua parlito?”. Dialetti, popoli e identità

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Ma che lingua parlito? Non so bòn de capirte”. Questo potrebbe essere il primo impatto che un incauto viaggiatore straniero si potrebbe trovare ad affrontare quando, arrivato in terra padovana, provasse a parlare nella propria lingua o in inglese, sentendosi rispondere fieramente nel dialetto locale “Ma che lingua parli? Non ti capisco mica!”.

Le lingue sono ciò che rendono possibile la comunicazione, e nello stesso momento al contrario possono invece impedirla. Possono diventare, quando non sono condivise, ostacoli e fonti di incomprensione. Ma soprattutto le lingue non sono solo un mezzo. Costituiscono anche uno dei più preziosi patrimoni culturale ed identitari delle società. Per riconoscere e valorizzare la ricchezza e l'importanza che ogni lingua racchiude in sé, dal 1999 l'Unesco ha istituito per il 21 febbraio la Giornata Internazionale della Lingua Madre. Questa data non è stata scelta a caso. È l'occasione per commemorare quello che nel 1952 successe in Bangladesh, nella capitale Dacca. B., studente bengalese a Padova, ci racconta con trasporto quello che accadde. Nel 1952 il Bangladesh non era uno stato indipendente e faceva ancora parte del Pakistan, i due territori musulmani che si erano creati dopo la scissione dall'India. In Pakistan si parlava urdu, pashtun e sindhi, mentre in Bangladesh la lingua madre era il bengalese. La decisione da parte del Pakistan di imporre la propria lingua ufficiale (l'urdu) a tutto il Bangladesh scatenò nella capitale una protesta da parte degli studenti universitari, che rivendicavano con forza il diritto ad utilizzare la propria lingua madre. Le proteste sfociarono in uno scontro il 21 febbraio, che causò la morte di numerosi studenti.

Il ricordo di questo evento significativo riflette l'importanza della propria lingua quale bagaglio culturale e affettivo, simbolo della propria identità ed importante elemento di aggregazione. Parlare nella proprio lingua fa scaturire immediatamente un sentimento di appartenenza. A molti sarà forse capitato di trovarsi in un paese straniero, e dopo essersi persi tra parole incomprensibili e discorsi stentati, incontrare finalmente qualcuno che parla la propria lingua. Istintivamente si crea un sentimento di legame e sicurezza, ritrovando qualcosa che ci accomuna, così dato per scontato, ma invece così potente. Nelson Mandela diceva “Parlare a qualcuno in una lingua che comprende consente di raggiungere il suo cervello. Parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore”.

Le lingue sono specchio e simbolo dell'identità. Sono il simbolo perché rivendicate come tratto distintivo di gruppi e società, che racchiudono la storia e il legame con i propri antenati. E sono anche lo specchio perché ogni lingua è strettamente correlata alla mentalità e ai modi di un popolo. Sebbene gli stereotipi sulle lingue e sui loro parlanti spesso siano considerati come vani, la relazione tra lingua e modi di vedere è strettamente intrecciata, e l'evoluzione e lo sviluppo di entrambi avvengono in modo congiunto ed inscindibile. Von Humboldt era convinto che ogni lingua rappresentasse una diversa visione sul mondo, e Carlo V di Asburgo soleva scherzosamente dire, sottolineando la diversa carica espressiva di ciascuna lingua, “parlo spagnolo a Dio, italiano alle donne, francese agli uomini e tedesco al mio cavallo”. Verso fine Ottocento, i tentativi di creare una lingua internazionale per l'umanità come l'Esperanto sono falliti. Sebbene l'obiettivo fosse quello di promuovere l'unione dei popoli e abbattere le barriere linguistiche, il fallimento testimonia che forse una lingua artificiale, senza storia, non poteva funzionare, proprio perchè lingua “vuota”, priva di tutti gli altri elementi e dei legami vivi che contraddistinguono la forza e determinano la stessa esistenza di una lingua.

La lingua materna in cui siamo nati e abbiamo imparato a orientarci nel mondo, non è un guanto, uno strumento usa e getta. Essa innerva la nostra vita psicologica, i nostri ricordi, associazioni, schemi mentali”, scrive Tullio De Mauro. Il legame affettivo che si crea con la propria lingua si può trovare a volte ancora più forte nei dialetti, il cui valore è riconosciuto ufficialmente anche dall'Unione europea. Spesso dialetti sono infatti il bagaglio più personale di legami con i propri avi, e si contraddistinguono per un'intrinseca eccezionale espressività di alcuni modi di dire, a volte intraducibili. Sebbene l'Italia sia conosciuta e amata in tutto il mondo per la bellezza della propria lingua, uno dei veri patrimoni del nostro paese, non si può dimenticare la ricchezza delle differenze linguistiche presenti sulla penisola. In Italia, oltre alla miriade di coloratissimi e caratteristici dialetti, sono riconosciute 12 minoranze linguistiche: le comunità d’origine germanica come i mòcheni, i cimbri, i walser, così come quelle che parlano albanese, catalano, grico, ladino, friulano, sloveno, croato, occitano, sardo e franco-provenzale.

La Giornata Internazionale della Lingua Madre vuole quindi promuovere la diversità linguistica e culturale insieme al plurilinguismo, nel nostro mondo di incessanti scambi e incontri con popoli e lingue diverse. L'integrazione e il dialogo passano anche attraverso il riconoscimento del valore indiscutibile della propria lingua madre, e il rispetto dell'importanza di essa. Il direttore generale dell'Unesco, Irina Bokova, avverte riguardo al pericolo della scomparsa delle lingue “La diversità linguistica è il nostro patrimonio comune, ed è fragile. Delle oltre 6.000 lingue parlate in tutto il mondo, quasi la metà rischia di scomparire entro la fine del secolo. […] La scomparsa di una lingua costituisce un impoverimento per l'intera umanità, un passo indietro nella difesa del diritto di ciascuno ad essere ascoltato, ad apprendere e a comunicare. Ogni lingua è portatrice di un patrimonio culturale che accresce la nostra diversità creativa”. Irina Bokova ricorda anche che “La lingua dei nostri pensieri e delle nostre emozioni è il nostro bene più prezioso. Il multilinguismo è nostro alleato per garantire un'istruzione di qualità per tutti, promuovere l'integrazione e combattere la discriminazione. La costruzione di un dialogo autentico presuppone rispetto per le lingue. Ogni aspirazione ad una vita migliore, ogni aspirazione allo sviluppo si esprime in una lingua, con parole precise per farla vivere e trasmetterla. Le lingue sono ciò che noi siamo, proteggerle significa proteggere noi stessi”.

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