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Attualità
13 Settembre 2017

Armate di evidenziatori o di caffè? Lo studio e le sue mille facce

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Siamo tutti sulla stessa barca. Con l’autunno che ci regala una ouverture anticipata, insieme alla pila di tutto quello che abbiamo rimandato a settembre, ai corsi in palestra che ripartono, e al traffico che all’improvviso si sveglia dal letargo estivo… Siamo già stanchi e abbiamo bisogno di una nuova vacanza, (che neanche a dirlo non possiamo permetterci, per milioni di motivi). Quelle appena fatte nemmeno ce le ricordiamo più, soprattutto perché dal giorno dopo Ferragosto una grande, nera e inesorabile nube incombeva sopra le nostre teste. La sessione autunnale.
Quindi è iniziata una strana danza, fatta di tentativi di recuperare i vecchi ritmi, o di ricerca di nuovi e più virtuosi: ci sono gli esami da dare. 

Nonostante la fatica e il rifiuto psicologico, ci siamo dovuti sedere a quel tavolo e abbiamo ripreso in mano i nostri libri, fino a far tornare a galla lo studioso che viveva sopito in noi. Ma da qui il panorama si divide, a seconda di "come" studiamo.
La modalità di studio varia a seconda del tempo a disposizione, tenuta dello stress, tipo di esame, abitudini e, non ultimo, l’impegno. Nonostante queste variabili, possiamo ugualmente individuare qualche profilo comune.

Il passeggiatore. Noto anche come "il maratoneta", lo studente che appartiene a questa categoria mal sopporta lo stare seduto di fronte ai libri. Le sue gambe sembrano dotate di vita propria e non riesce a mantenerle ferme. Al povero studente non rimane che camminare in continuazione e, nel mentre, ripetere concetti, formule, date come fossero dei mantra, consapevole che fino al giorno dell’esame sarà un’interminabile via crucis.

Il pausatore. Non si capisce se lo studente che adotta - questo metodo di studio sia in grado raggiungere un altissimo livello - di concentrazione ma solo per un lasso ridotto - di tempo, oppure si tratti di uno strano compromesso tra svago e  - studio; fatto sta che lo studio viene intervallato da numerose pause: pausa caffè, pausa divano, pausa sigaretta, pausa sigaretta numero 10, merenda, pausa gatto, boccata d’aria e le più strane e creative scuse pur di distogliere gli occhi dai libri.

L’ottimista. La preparazione per questo tipo di studente è tranquilla e infusa di pensiero positivo. Non è chiaro da che fonte prenda tutta la sua sicurezza, ma è certo che dovrà studiare solo una piccola parte di tutto il programma d’esame, perché, tanto, “questo lo ha chiesto la scorsa sessione”, “questo non lo chiede”, “questo lo so già”, “questo non lo sa nemmeno lui”. 

Il rassegnato. A metà strada tra l’eterno insoddisfatto e l’ansioso professionista, si localizza lo studente certo di non essere abbastanza preparato. Si riconosce facilmente dalla sua ristretta rosa di frasi tipiche: “non ce la farò mai”, “non so niente”, “di sicuro mi chiede quello che c’è scritto nel glossario”. Spesso e volentieri riacquista la pace con se stesso stilando un elenco (anche solo mentale) delle persone di successo che non hanno ottenuto una laurea. Nota bene: solo in qualche caso sporadico le suddette frasi corrispondono alla realtà.

Il dopato. La caffeina, la teina, l’energy drink sono l’arma segreta dello studente che non vuole sentire la stanchezza. Se può sembrare una scelta intelligente quando il tempo scarseggia, ben presto lo studente cambierà il suo temperamento dal moderatamente eccitato e produttivo, al fortemente irritato con paurosi vuoti di memoria. Meglio passare a una dieta a base di frutta secca, pesce, cereali integrali e mele (per potenziare la memoria).

Il copiatore, ovvero la tipologia di studente che non manca mai. Nei casi più professionali, lo studente si applica in anticipo per assicurarsi il favore dei colleghi più preparati, comprandosi l’aiuto necessario durante l’esame con qualche moneta di scambio (spritz, favori, aiuto per altri esami). Non è raro che il copiatore si riveli poco prima o durante l’esame, facendo appello alla carità e ai sensi di colpa dei propri vicini di banco. Variante per gli esami orali: il compagno di corso che chiede di ripassare insieme prima dell’esame che, dopo i primi 10 minuti rivela di aver avuto qualche disgrazia giusto la sera prima e di non aver potuto studiare tutti i libri. Il resto del ripasso si trasforma, di conseguenza, in lezioni private (e spesso gratuite).

Non possono mancare nella nostra lista i tre principali metodi di studio:

#libriarcobaleno. Facendo finta di non considerare le evidenti aspirazioni artistiche che questo metodo porta con sé, chi sottolinea i libri usando più colori a seconda degli argomenti si giustifica dicendo di avere una memoria visiva più sviluppata. Cari studenti-artisti, la scienza vi dà ragione, i colori possono aiutare a mandare a memoria alcune parole o frasi, ma non scegliete colori troppo simili, e soprattutto, non sottolineate tutte le righe. Altrimenti l’effetto Puking Rainbows è assicurato.

#riassuntoni. Tra le tecniche di studio più utilizzate dai tempi delle scuole medie c’è quella di preparare i riassunti dei vari capitoli da studiare. Di certo la tecnica è efficace e attiva anche la memoria visiva che registra l’atto dello scrivere. La situazione può scappare di mano quando si fanno i riassunti dei riassunti, e poi i riassunti dei riassunti dei riassunti. Di questo passo si arriva a un livello di sintesi pari all’indice che, lo ricordiamo, in genere è già disponibile alla fine o all'inizio del libro.

#schemicomesepiovesse. Dulcis in fundo, la tecnica più raccomandata per il ripasso, perché stimola la logica e rende il tutto più veloce. Questo è certamente vero, ma tutta questa efficienza ha bisogno di tempo per poter essere messa in atto: gli schemi (ovviamente) non sono forniti insieme al libro ma vanno preparati dopo aver letto (almeno una volta) il testo. Se dovesse passarvi per la testa di farveli prestare da chi li ha già fatti, sappiate che gli schemi sono molto personali perché ognuno ragiona in maniera diversa. Quindi se avete poco tempo per studiare, passate ai riassuntoni.

PS: buono studio a tutti.

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