Scopri tutti gli eventi in città
Storie
05 Giugno 2016

Genova: città di marinai, cantautori e delfini

di
CONDIVIDI
stampa

Genova è come la dieta vegetariana: o la si ama o la si odia; Genova non si può spiegare, ma bisogna viverla, perché Genova è una contraddizione in termini, sia urbani che sociali. A Genova puoi trovare eleganti donne anziane con preziose spille di famiglia che splendono chiudendo giacche di seta, ma anche marinai bruciati dal sole con jeans strappati e infradito, e immigrati provenienti da ogni angolo del mondo che si distribuiscono in ogni vicolo, anche in quelli della città vecchia cantata da De Andrè nei suoi versi ormai immortali.
È abbastanza ardua l'impresa di dare consigli su cosa vedere a Genova. Alcuni risponderebbero: "Assolutamente niente, rimonta in macchina e vai fino alle Cinque Terre che tanto sono vicine". Poi, però, persino il più grande detrattore di Genova ritratterebbe: "Beh, magari, già che sei lì, un saltino all'acquario quasi quasi lo potresti fare."

L'acquario in effetti mette d'accordo (quasi) tutti. È il più grande d'Europa e l'unico a ospitare i pesci antartici.

Si possono ammirare ben 70 vasche con 15.000 animali: mammiferi marini, rettili, anfibi, uccelli e naturalmente pesci; ma la punta di diamante è senz'altro il Padiglione Cetacei, dove si può assistere alle interazioni tra delfini e staff.

Uno spettacolo davvero emozionante, specie per chi non si perdeva una puntata di Flipper. Gli addetti sono sempre disponibili a interagire con i visitatori per soddisfare le loro curiosità (se non bastassero i pannelli con l'albero genealogico dei delfini ospitati), e i più fortunati potranno assistere alle capriole dei mammiferi acquatici più amati del mondo.
Degna di nota, anche la "vasca tattile" in cui si può immergere le mani per accarezzare razze e altri pesci, che molto spesso dimostrano di gradire le attenzioni.

Usciti dall'acquario, addentrandosi nel centro di Genova si può notare che l'architettura conferisce alla "città verticale" un che di grandioso (pretenzioso?). Ci si sente piccoli, a Genova, e come se non bastasse ci si sente anche un po' pigri. Sarà che essendo costruita su più livelli, fisicamente e cronologicamente (proprio da qui viene la definizione di "città verticale"), le salite mettono a dura prova i cuori più deboli. Ma chi a Genova ci è nato ormai non ci fa più caso, anche se magari evita la bicicletta preferendo il motorino.
Arrivati a Passo Eugenio Montale, vicino alla centralissima piazza De Ferrari, si può ammirare il teatro Carlo Felice, che oltre a proporre spettacoli di spicco è anche un esempio di architettura studiato a livello internazionale.

Altre cose da vedere a Genova sono la Lanterna, il secondo faro più alto d'Europa che è anche il simbolo della città (ecco perché quello fra Genoa e Sampdoria è detto "il derby della Lanterna") e il quartiere Righi, raggiungibile tramite la funicolare, che offre un punto di vista unico su questa città: gli amanti della fotografia non possono saltare questa tappa, mentre le shopping addicted troveranno il loro luogo eletto in via XX Settembre.
Per finire, ultimo ma non ultimo, c'è l'Arco della Vittoria, un monumento ai caduti della prima Guerra Mondiale che ricorda, per non dire "scopiazza", l'arco di Trionfo parigino.

I genovesi comunque sono strana gente: bevono il caffè mangiando focaccia, parlano con gli scoiattoli nei parchi e mugugnano (si prendono bonariamente in giro dicendo che Genova è "la capitale del mugugno", del lamento); eppure chi è abituato a Venezia non mancherà di trovare i genovesi davvero alla mano (nel Medioevo, tra l'altro, Genova concedeva la cittadinanza a tutti quelli che avevano le braccia abbastanza forti per lavorare). Si dice che i genovesi siano tirchi, e in effetti il merchandising lascia un po' a desiderare per rapporto qualità/prezzo, ma non si può dire che non siano aperti al prossimo.

Il fotogramma più incantevole di Genova rimane probabilmente il centro storico, la città vecchia, che è il più grande d'Europa (se non si fosse notato, questa città vanta parecchi primati europei). Se passate per Corso Paganini, sappiate che al numero cinque viveva Gino Paoli, e che proprio lì è morta la gatta della famosa canzone, che non ha resistito al trasloco. Paoli parla di Genova nella sua canzone L'ufficio delle cose perdute: "Sulla strada che val al porto, dopo un arco c'è una piazza sempre piena di bambini qualche gatto e un vu cumpra'." Non c'è molta differenza con la Genova di oggi: sogni e ricordi rimangono immortali nelle parole dei cantanti e dei poeti (a Genova ne sono passati parecchi, da Caproni a Montale, che viveva in corso Dogali 5). Un'intera leva cantautorale ha popolato i vicoli della città: da Paoli a Bruno Lauzi (ancora celebre la sua Ma se ghe pensu), passando per Ivano Fossati con la sua Chi guarda Genova e Luigi Tenco fino a Umberto Bindi, ma non solo: altri cantanti molto conosciuti ricordano la città nella loro discografia, basti pensare a Paolo Conte con Genova per noi.
Ma se si parla di musica, il nome che riecheggia tra i vicoli è sempre uno: Fabrizio De André. A Genova si può scherzare su tutto, ma Faber è sempre preso molto sul serio. Ovunque si possono trovare scritte sui muri con i suoi versi, vero emblema della poesia contemporanea. E in via del Campo 29 rosso c'è il museo a lui dedicato (l'ingresso è gratuito), dove si può sentire la sua musica per tutto l'orario di apertura, vedere le sue foto e l'immensa raccolta di libri firmati dai visitatori, nonché vinili e locandine dei suoi concerti.

Per quanto si possa odiare Genova, bisogna ammettere che sono poche le città che hanno ispirato parole simili. E allora, mentre ci si avvia verso le Cinque Terre come consigliava chi a Genova non ci voleva mettere piede, si può rivolgere un breve pensiero di ringraziamento a questa "città verticale".

Commenta ancora nessun commento, lascia tu il primo!

Per commentare devi loggarti!