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30 Aprile 2015 13:04

Germania, non solo crauti e birra

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La Germania. A molti forse questa terra evocherà solo immagini fredde, di un popolo ben organizzato e un paese con un forte potere economico, pregiati marchi automobilistici e birra di alta qualità. La terra teutonica ha davvero solo questo da offrire? Cosa ne penserebbe un tedesco dell'immagine cupa, grigia e poco invitante che spesso aleggia attorno al proprio paese?

Milena è la persona giusta a cui chiedere. Viaggiatrice intraprendente, lascia la terra dell'ordine e della sicurezza per arrivare a Padova. L'idea iniziale di visitare una nuova città, imparare la lingua italiana e poi tornare in Germania lentamente si trasforma. Da avventura estiva diventa un progetto, con la decisione di rimanere per un anno e frequentare alcuni corsi della facoltà di Scienze dell'Educazione. “All'inizio sono partita seguendo un sentimento, più che una ragione precisa. Ho scoperto un luogo bellissimo, incontrando ovunque studenti e una vita che si svolge in gran parte all'aperto, con uno spirito diverso. Mi sono subito innamorata di Padova. Anche adesso, dopo mesi, quando cammino per la città, guardo gli edifici così belli, sto bene e mi emoziono”.

Se una tedesca si ritrova Padova. Può sopravvivere un tedesco al sistema italiano, ai ritardi e alla mancanza di organizzazione, o il modo tedesco e quello italiano sono davvero così incompatibili? Anche Milena ha dovuto affrontare gli ostacoli con cui spesso l'imprevedibile e confusionaria indole italiana accoglie gli stranieri. Prima le difficoltà burocratiche, per la richiesta del riconoscimento della maturità tedesca, poi quelle per capire le differenze tra il sistema universitario italiano e quello tedesco, dove per esempio non esistono test d'ingresso e si è ammessi ai corsi a seconda del punteggio di maturità. “Ho perso la prima settimana di lezioni perché non sapevo assolutamente dove cercare! Mi è capitato di ricevere continui pareri discordanti quando cercavo un'informazione. Alla fine ho capito che dovevo controllare io in prima persona e non fidarmi ciecamente di quello che mi veniva detto”. Per superare quest'ostacolo, ha deciso di adottare una tattica diversa. “Fin da subito mi presentavo dicendo che ero tedesca, e chiedevo alle persone se mi potevano aiutare. Ho capito che si deve osare comunicare, anche con le mani e i piedi se necessario!”. Ma tra le tante difficoltà iniziali, Milena racconta sorridendo anche di un altro fattore che l'ha aiutata in qualche occasione, a conferma purtroppo di qualche negativo stereotipo italiano. “Se c'era una scadenza, o avevo sbagliato qualcosa, quasi sempre si poteva rimediare”.

Italia e Germania, due anime a confronto. Il rapporto tra l'Italia e la Germania, e tra i rispettivi popoli, è di antica data, e si è sempre contraddistinto per un tono particolare e contrastante. Goethe, nel raccontare le emozioni e le suggestioni che la terra italiana risvegliava nelle anime tedesche, parlava del paese dei limoni: “Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?/Nel verde fogliame splendono arance d'oro/un vento lieve spira dal cielo azzurro/Tranquillo è il mirto, sereno l'alloro/Lo conosci tu bene?/Laggiù, laggiù/vorrei con te, o mio amato, andare!”. Da questi versi, che dipingono romanticamente il calore e le tinte di una terra del Sud, si percepisce il sentimento che contraddistingueva la cultura tedesca del '700 così come quella di oggi, quella Sehnsucht, l'aspirazione costante dell'anima, un desiderio profondo e al contempo sottile per qualcosa di diverso e lontano, che mai pienamente potrà essere colto, e lascerà sempre un senso di nostalgia incolmabile. Tuttavia un detto popolare, ben più recente, cita invece “I tedeschi amano gli italiani, ma non li stimano. Mentre gli italiani stimano i tedeschi, ma non li amano”. Dove risiedono allora le radici di questo rapporto che sembra segnato da uno speciale e proverbiale amore-odio, attrazione reciproca-avversione? Sarà forse vero che gli opposti si attraggono, o forse semplicemente che si cerca in un altro, in una persona così come in una cultura diversa, quello che invece sentiamo che a noi manca?

Milena conferma che l'influenza dell'Italia sulla Germania è sempre stata molto forte. “Amiamo l'Italia, la vostra cultura e il vostro cibo. Se chiedo a qualcuno dove va in vacanza, la risposta è sempre Italia! Vacanze, rilassarsi, mangiare, bere, la dolce vita... l'immagine dell'Italia è un po' questa”. Nonostante quest'allettante visione, il numero di tedeschi che sarebbe disposto a trasferirsi in Italia sembra invece esiguo. “Per un tedesco, in Italia manca troppo la sicurezza! Dobbiamo pianificare le giornate e la nostra vita, con progetti, piani e obiettivi, forse perché siamo cresciuti in un sistema molto organizzato e strutturato. Tutto deve avere un senso ed è difficile lasciarsi andare. Devi avere un piano, altrimenti è strano!”.

Queste caratteristiche dell'indole tedesca si ritrovano anche nella lingua, forse a conferma del fatto che gli idiomi e il modo di fare di un popolo sono strettamente correlati, si sviluppano in sintonia e arrivano a riflettersi l'uno con l'altro. Per chi si è imbattuto nello studio del tedesco, avrà trovato  una lingua apparentemente rigida e poco musicale, ma che andando a scoprirla si rivela precisa, chiara e determinata, con una parola specifica per qualsiasi cosa. Al primo approccio è impenetrabile, ma quando si arriva a capire come maneggiarla, svela una ricchezza semantica profonda. “A volte basta una frase in tedesco, ma quattro in italiano!”. Così come il tedesco, anche l'italiano, con la sua musicalità, giocosità e leggerezza, rispecchia alcuni tratti del nostro modo di fare. Milena l'ha ritrovato in una maggiore rilassatezza, tendenza alla spontaneità e, sì ad organizzare le cose, ma... all'ultimo minuto! Inoltre, se un tedesco spiega le cose in modo diretto, schiettamente ma senza la volontà di offendere, un italiano tende invece a dilungarsi e perdersi nella vaghezza. “Se mi comporto “alla tedesca”, spiegandomi in una sola frase ed essendo diretta, rischio che le persone ci rimangano male. Tutto poi mi sembra più lungo in Italia. Ho capito che il margine di corrispondenza tra il dire “andiamo” e effettivamente andare è molto poco definito! Qui è tutto più rilassato e si può decidere più in libertà, senza farne un dramma se si disdice un appuntamento. Si dice che siamo molto puntuali, ed è uno stereotipo vero. Ho imparato ad aspettare, perché se arrivo in orario nessuno è pronto!”.

Se gli italiani ammirano i tedeschi per l'economia forte e una burocrazia organizzata, si permettono però di scherzare sulla moda tedesca (capeggiata in primis dai calzini indossati con i sandali). I tedeschi invece scherniscono gli italiani, più o meno bonariamente, per il modo di esprimersi gesticolando, e per il fatto che spesso sembra che molto si basi sull'apparenza, purtroppo anche nella politica, con decisioni e personaggi che spesso li lasciano perplessi.

Da una parte quindi puntualità, ordine, organizzazione e pianificazione, dall'altra rilassatezza, spontaneità, creatività. Milena, conoscendo entrambi i mondi, ammette: “Credo proprio ci sia attrazione tra i nostri paesi, quello che manca agli italiani lo hanno i tedeschi e viceversa. Ma gli estremi non mi piacciono... sarebbe perfetta una Germanitalia!”.

Al di là degli stereotipi. La Germania è allora solo una terra grigia, noiosa e industriale, e i tedeschi un popolo freddo e distante? “Provate a venire in Allgäu, la mia regione! In Germania ci sono zone altamente industrializzate, legate allo sviluppo degli anni sessanta e settanta, ma ci sono anche zone di montagne, laghi e natura rigogliosa. La vita sociale si svolge più all'interno, a causa del clima, e ciò forse maschera la gioia di vivere. Ma ci sono città in fermento creativo, studentesche, come Friburgo, Augusta, e prima di tutto Berlino, nodo interculturale, di correnti giovanili, artistiche e politiche, una delle città più in movimento d'Europa”.

Milena, sorridente, spontanea e alla mano, si è spesso sentita dire “Ma tu non sei una vera tedesca!”. “Effettivamente al primo contatto con un tedesco non si diventa subito amici, ci si mette un po' ad entrare in confidenza, ma si è sempre trattati con una gentilezza immediata. Ma poi, se parlate tanto, un tedesco diventa un amico vero”.

Per quanto riguarda la cucina, la varietà culinaria tedesca viene spesso ridotta a birra, crauti e Wurstel, ma si scopre che i tedeschi sono dei veri maghi nella pasticceria, e soprattutto che hanno una forte sensibilità per il mangiare sano. “Ultimamente è quasi una moda mangiare biologico, e gli alimenti Bio si trovano a prezzi più modici rispetto che in Italia. C'è una grande attenzione per l'ecologia e il rispetto dell'ambiente, anche grazie al partito Die Grünen, uno dei primi movimenti di stampo ecologista sviluppatasi in Europa negli anni settanta”.

Altri aspetti della cultura tedesca sono forse meno risaputi, come il fatto che la parità tra sessi è uno degli elementi cardine della società, e che le donne sono molto intraprendenti. “Le donne si fanno strada a gomitate, e non si aspetta che l'uomo faccia il primo passo. Le donne lottano per gli uomini, non viceversa! Teniamo molto alla nostra indipendenza, autonomia e libertà nel prendere le proprie scelte. C'è anche una forte pressione per affermarsi, fare sport, mangiare sano e mostrarsi in forma. In Italia invece si percepisce molto il modo di fare degli uomini da “gentiluomo”. C'è bisogno di un equilibrio fra le cose, ma in effetti qui ci si sente più donne, più belle ed apprezzate!”.

Oltre ai vari luoghi comuni, sfatati o confermati, Milena racconta con un po' di amarezza di essersi resa conto che all'estero la Germania non viene mai scissa dal proprio passato. “Pochi sanno quanto il peso della storia si faccia ancora sentire, anche sulla nostra generazione. Quando qualcuno fa una battuta su Hitler, o scimmiotta il saluto nazista, in molti ridono, ma per un tedesco non è affatto divertente. A scuola il tema viene studiato continuamente e normalmente non si sente né si mostra alcuna fierezza nell'essere tedeschi. È raro vedere sventolare una bandiera tedesca, perché è un gesto malvisto e subito collegato a un eccessivo nazionalismo. Solo dal 2006, quando si sono svolti i mondiali di calcio in Germania, attraverso il tifo si è ricominciato ad osare manifestare la propria nazionalità ed identità senza vergogna”. La Germania, nonostante il recente ritorno di alcune correnti politiche di estrema destra (il partito Nationaldemokratische Partei Deutschlands o il movimento Pegida), già da tempo è un paese diverso. “C'è un grande incontro di culture, fin dagli anni cinquanta, con l'arrivo dei Gastarbeiter, dalla Turchia e anche dall'Italia. Molti di questi lavoratori, che avrebbero dovuto fermarsi per un periodo limitato, hanno poi deciso di rimanere. Oggi convivono grandi comunità di stranieri, ormai radicate, insieme alla grande ondata dei nuovi arrivati. C'è una grande attenzione nell'evitare qualsiasi commento contro gli stranieri e le minoranze religiose, soprattutto in politica, dove spesso si trova un appoggio incondizionato a Israele, e c'è un grande interesse per mettere in atto progetti d'integrazione. Ma c'è ancora tanto lavoro da fare in questa direzione”.

A volte la lontananza fa sentire in modo più forte il legame con il proprio paese e ci fa scoprire qualcosa di nuovo di noi stessi. “Sono consapevole delle mie origini, ma comunque quando dico di essere tedesca non lo faccio quasi mai con orgoglio o fierezza. Ho imparato molto vivendo qui, non solo una lingua e nuove amicizie. Ho sperimentato la sfida di doversi adattare a un modo di fare diverso, e un'inclinazione a vivere in modo più rilassato, disteso e spensierato. Ho imparato ad affrontare i problemi con più leggerezza, ottimismo e vitalità, a saper aspettare ed essere più aperta, lasciandomi anche sorprendere dal futuro, senza dover pianificare tutto. Credo che vivere in un altro paese permetta di essere più sicuri di sé e di crescere, sviluppando una maggiore consapevolezza per le proprie radici. L'incontro con altre culture non solo permette di riscoprire la propria, ma anche di portare alla luce nuovi lati del nostro carattere e della nostra personalità”.

 

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