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06 Giugno 2016 09:00

Il Veneto "da cinema" nel film padovano "Una nobile causa"

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“Il Veneto ha mare, montagna, lago, splendide città d’arte: è un vero e proprio set ideale”. Parola di Emilio Briguglio, medico e regista padovano di Una nobile causa, film appena uscito nelle sale e girato tra Padova e la Riviera del Brenta nel 2015. Il teatro Verdi, alcuni locali dell’ospedale, il quartiere Stanga e il centro di Dolo, tra gli altri, sono lo scenario di due storie che hanno come protagonisti dei veri e propri malati di gioco d’azzardo, circondati da parenti e amici che cercano in tutti i modi di “guarirli”. Il lavoro di medico e quello di regista (e attore) non sono così inconciliabili come sembra, secondo Emilio Briguglio: "Come medico devo attenermi a rigidi protocolli, linee guida, standard scientifici, mentre nell'arte si ha più modo di spaziare. Ho colleghi che fanno anche gli scrittori, i pittori...io invece ho scelto questa via".
Briguglio nella propria città aveva già ambientato un’altra storia di disagio sociale, L’Appello (film del 2009 vincitore di diversi premi all’estero), che raccontava il bullismo giovanile, prima che, forse, divenisse il tema molto dibattuto che è oggi. In quel caso la scelta era scaturita da un episodio vissuto nella sua esperienza di medico, quando aveva dovuto curare un ragazzo picchiato dai compagni, mentre la volontà di puntare l’obiettivo sul problema, sempre più attuale, della ludopatia, è arrivata dal lavoro di attore: “Nel film Faccia d’angelo (sulla vita del boss della mala del Brenta Felice Maniero, interpretato da Elio Germano) ho dovuto interpretare il ruolo di un giocatore perdente - dice Emilio Briguglio -  e studiando questo ambiente, che non conoscevo per niente, ho visto quanto sia aumentato negli ultimi anni il numero delle sale slot in Italia e quanto quello della dipendenza sia diventato un grande problema sociale”.
Una nobile causa, però, non è, come ci si potrebbe aspettare, un dramma: lo sguardo sulla storia di Gloria (Francesca Reggiani), giocatrice incallita che dopo una grossa vincita viene trascinata controvoglia da uno stimato terapeuta (Antonio Catania), e su quella del marchesino Alvise (Giorgio Careccia), allergico al lavoro, che pur di continuare a giocare si dedica anche alle piccola truffe, è quello della commedia corale, dove spesso le apparenze ingannano. “Frequentando l’ambiente abbiamo visto che fondamentalmente i giocatori non sono tristi, sono contenti di giocare, e durante le sedute di terapia ci sono anche diversi spunti “comici”, purtroppo - spiega il regista - chi vive davvero il dramma di solito sono i parenti dei giocatori, chi gli sta vicino”.

Anche la produzione del film è padovana e la giovane Rebecca Basso di Running tv racconta così il percorso di realizzazione di Una nobile causa, durato due anni, tra piccole e grandi difficoltà ma anche soddisfazioni: “Era partito come un progetto piccolo, poi gradualmente, soprattutto con l’aggiunta del cast [oltre ai già citati Antonio Catania e Francesca Reggiani, c’è anche Roberto Citran, Massimo Bonetti, Vasco Mirandola, Guglielmo Pinelli, Simona Marchini] è cresciuto in modo naturale. Nel 2014 abbiamo realizzato e fatto girare il teaser, per dimostrare che il progetto e le persone c’erano. La sfida, naturalmente, è stata quella di trovare i finanziamenti: la nostra fortuna è stata quella di ottenere un piccolo contributo dalla Regione Veneto, poi abbiamo avuto un grosso sostegno da La Contea, un finanziatore privato e la partecipazione di un’altra produzione giovane, ArteOn. Per il resto abbiamo dovuto studiare tante forme alternative di collaborazione con chi ci forniva i servizi e le location. Io ero alla prima opera prodotta di lungometraggio,  e alla fine ce l’abbiamo fatta”.
L’accoglienza da parte del territorio è un altro fattore importante per la riuscita di un progetto come questo e, allo stesso tempo, un buon criterio per misurare l’interesse delle persone per questo tipo di iniziative e di temi: “Padova è più abituata a ospitare set di film, Dolo invece meno ed è stato bello vedere la cittadinanza molto partecipe e interessata, molti si sono prestati a fare le comparse, si è creata una bella squadra. Naturalmente trovare una sala slot dove girare è stato molto difficile, anche perché molte non sono italiane, ma in quella che ci ha ospitati, a Padova, alla fine sono stati molto disponibili. Abbiamo lavorato bene anche con le amministrazioni comunali e gli assessorati alla cultura sia di Padova che di Dolo e alla fine io sono stata molto contenta di aver girato tutto qui”.
Un Veneto pieno di bellissime location “da film”, quindi, dove, come sottolinea il regista Emilio Briguglio “ci vorrebbe qualche incentivo di più da parte della politica per fare in modo che anche i produttori giovani, i registi e le tante professionalità che abbiamo sul territorio trovino il loro spazio”.

 

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