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Attualità
10 Gennaio 2017

Lavorare e studiare, il connubio (forse) possibile

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La mente è annebbiata come la campagna padovana invernale. Gli occhi lottano per chiudersi. La lezione non è mai parsa così noiosa. Andare a letto tardi a causa del lavoro può avere talvolta queste spiacevoli conseguenze. Quando capita ci si potrebbe chiedere “ma chi me lo fa fare”?

Eppure ci devono pur essere dei motivi per cui molti giovani decidono di studiare e lavorare allo stesso tempo, esclusa l’imposizione di questo per cause di forza maggiore. Sia chiaro comunque che questi ultimi non sono però tutti eroi e chi si limita a studiare non è in automatico un buono a nulla. Lavorare già da giovani, però, non solo non fa male, ma serve eccome alla persona e al suo sviluppo.

Serve sempre, per esempio, imparare qualcosa di nuovo, specialmente sperimentando tutto questo in modo diretto: la famosa pratica che la scuola spesso sottovaluta. Qualsiasi lavoro part time che potete immaginare mette a confronto con la vecchia massima che “non si smette mai di imparare”: così, ha anche poco senso la famosa scusa per cui “non mi troverei quel dato lavoro perché incapace di farlo”. In realtà siamo infatti tutti nati incapaci e ancora lo siamo drammaticamente in quasi tutti i mestieri che esistono, eccetto i pochi o l’unico che svolgiamo. Per impararne uno nuovo non c’è di solito bisogno di talento, così chiunque può riuscirci.

Darsi da fare ha vantaggi che si possono apprezzare subito o anche nel lungo termine. Scrivere nel proprio curriculum quanto siamo stati bravi ad avere esperienze lavorative durante gli studi potrebbe non rendere l’Italia, per noi futuri laureati, un El Dorado per il lavoro. Tuttavia dimostrare buona volontà e una conoscenza, anche parziale, del mondo del lavoro, ancora una volta non fa male.

Naturalmente va considerato anche il lato più materialistico della questione. Nessuno porterebbe piatti e bicchieri ai quattro angoli di un ristorante per un’intera sera senza ricevere una paga. Anche a costo che questa sia comparabile con lo stipendio medio di un paese del terzo mondo, spesso non ne è infatti molto superiore, la paga è un altro buon motivo per lavorare durante gli studi. Avere una somma da parte ci permette di uscire dall’ombrello protettivo della famiglia almeno per le piccole spese e conferisce maggior libertà di scelta, perché in caso contrario l’unica sarebbe… Chiederli a qualcuno. 

Un’obiezione molto comune è “non ho tempo”. Sarebbe bello poter trovare qualche brillante frase ad effetto per convincervi che non è vero, o qualche codice di comportamento disciplinato per farvi trovare il tempo necessario. Non ci sarà niente di tutto questo: se davvero siete sicuri di non avere il tempo, non insisteremo sul contrario. Lo scopo di queste righe non sarà mai quello di farvi pesare una scelta se non la sentite vostra.

Mettiamo che però abbiate il tempo e la voglia di lavorare e che questo articolo vi abbia ancora più convinti a mettervi in gioco. Esiste un ultimo scoglio che dovete sorpassare, possibilmente senza incagliare. Esistono lavori disponibili per i giovani di questi tempi, possibilmente senza compromettere il tempo per studiare e, se Iddio vuole, per dedicarvi ad amici, hobby e quant’altro? Sì, ma amano nascondersi un po’ come i coniglietti di Pasqua.

Se siete bravi in una materia specifica, potete offrirvi per dare ripetizioni. Se invece questa opzione non vi ispira, ma volete comunque aiutare in qualche modo i vostri coetanei, il nostro ateneo mette a disposizione annualmente la possibilità di collaborare fino a 200 ore con le strutture accademiche. Molte sono le attività possibili secondo il bando, che esce verso la tarda estate.

Alcune attività sono invece più legate al mondo ricreativo, come animatori estivi, Pr e fotografi. Altre si legano al mondo degli sport, come bagnini, arbitri di calcio o allenatori delle proprie squadre di basket o pallavolo. Questi ultimi si adattano a chi è troppo “vecchio” per fare ancora il giocatore in una squadra di adolescenti e troppo giovane per lasciare lo sport cui magari ha dedicato molti anni di impegno. 

La prima opzione che molti giovani contemplano è tuttavia quella del cassiere, o ancor più spesso del cameriere. Quest’ultimo, il mestiere servile per eccellenza, non brilla per paga, per divertimento che offre o per orari di lavoro richiesti. Non brilla per nulla e basta, ma è forse il più facile da trovare e richiede un investimento che sarà ricompensato con un radicale miglioramento di molte proprie abilità, prima fra tutta quella di portare pazienza. In realtà, non prendete l’ultima frase come un dato di fatto: è più un auspicio e un augurio che faccio a tutti i giovani camerieri del mondo, me compreso. 

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