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06 Ottobre 2017 15:31

Madrid: un respiro di Impero a cui hanno messo il silenzioso

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A Madrid si urla, in Spagna c’è caos. Ecco gli stereotipi che ho messo in valigia insieme alla reflex, le mutande e gli occhiali da sole. Una giacca preventiva non poteva mancare, ma il clima torrido di Madrid mi ha impedito di usarla per tutti e tre i giorni della vacanza.
Le manovre di atterraggio dell’aereo rivelano subito quello che i madrileni vorrebbero tenere nascostissimo: la loro amata città è una moderna Camelot delle meraviglie che si erge come una torta al centro di una zona che definire desertica sarebbe un complimento. Praticamente la capitale dell’impero su cui non tramontava mai il sole è un’isola felice al centro di una terra sterile e secca.

Dopo le prime pratiche di approccio alla città e alla sua metropolitana tentacolare, ciò che colpisce di Madrid è il silenzio. Nessuno urla, nessuno ride in modo sguaiato o si comporta con atteggiamenti pantagruelici. Il silenzio e l’educazione sono alla base della vita in questa capitale nella quale si respira impero a ogni angolo.
L’impero è in ogni metro quadrato e in ogni palazzo, anche nei semplici condomini. C’è monarchia e grandiosità nel Paseo del Prado, enorme viale alberato a nord del quale domina l’omonimo museo. C’è impero anche nelle piazze principali, come plaza Mayor: questo piccolo gioiello circondato completamente da palazzi rossi ha un qualcosa che ricorda Place des Vosges a Parigi, ma incute più timore. Lo spettatore si trova al centro di un quadrato perfetto, e le finestre sembrano occhi che scrutano il minimo movimento.
Puerta del Sol, invece, è la piazza Erasmus per eccellenza, un po’ Piccadilly Circus a Londra, un po’ la padovana piazza dei Signori. Questo è probabilmente l’unico luogo di Madrid dove i decibel sono più elevati, dove ci sono band in costume tradizionale ma anche contest di break dance, venditori di magliette di Ronaldo e negozi aperti fino a tarda notte. Ecco, forse in questa zona l’Impero cede il passo alla voglia di divertimento, alla multiculturalità e alla gioventù.

Per quanto riguarda l’arte, Madrid è certamente custode attenta di capolavori che non vuole ostentare per il solo gusto di possederli, ma che vuole mostrare al pubblico con l’orgoglio di una madre. Ecco perché sia il Museo del Prado che il Reina Sofia sono edifici molto sobri e ordinati nonostante la loro imponenza.
Al Prado si accede per una piccola porticina laterale, quasi che ci tenessero a non far entrare gli ospiti dalla porta principale: gli ospiti sono ospiti e tra poco se ne andranno, le vere padrone di casa sono le opere. Rubens, Bosch, Velasquez, Goya, Beato Angelico, Raffaello, Tiziano abbracciano lo spettatore e gli fanno dimenticare i confini dell’arte. Tutto il trambusto sulla Gioconda “rubata” dai francesi agli italiani (falso storico ormai accertato, ma in tanti fanno orecchie da mercante) al Prado non esiste: l’arte di ogni paese sta gomito a gomito, e ci sta proprio bene.
Il Museo Reina Sofia, invece, è il contraltare contemporaneo del Prado. Come ogni museo d’arte novecentesca che si rispetti, il suo colore dominante è il bianco e le sale non seguono un percorso preciso. Il principale motivo per cui si viene in questo museo è la Guernica di Picasso, il dipinto che ritrae il tragico bombardamento del paesino basco nel 1937 e che il pittore espose a Parigi nello stesso anno. L’insieme del dipinto, largo quasi otto metri (il compagno di viaggio ci ha tenuto a precisare “più di una porta di calcio”) è un’accozzaglia di figure brutte pensate appositamente per essere brutte: ciò lo rende un dipinto bellissimo, mozzafiato. Non ci sono altri colori oltre al bianco, al nero e a sporadiche tracce di grigio. Ci sono un paio di figure animali e cinque o sei figure umane, ma in così pochi tratti c’è tutto il dolore, l’insensatezza e la sorpresa di una guerra che non bussa alla tua porta, la sfonda direttamente con le bombe incendiarie.

Non si può parlare di una capitale imperiale senza nominare il suo cuore: il Palacio Real. La residenza dei re di Spagna è grandiosa e completamente bianca, preceduta da un’esplanada che fa sentire lo spettatore piccolissimo. Proprio dietro il palazzo reale si trova la splendida cattedrale di Santa Maria la Real de l’Almudena. Desiderata dai madrileni a partire dall’ultimo ventennio del XIX secolo, la cattedrale dell’Almudena ha vissuto fasi travagliate ed è stata consacrata da Giovanni Paolo II solo nel 1993.

Un’ultima precisazione da fare su Madrid e sulla sua bellezza: se vi hanno sempre detto che le tapas sono “assaggini”, non fidatevi! In compagnia di un’italiana (anzi, romana de Roma) trapiantata per studio e lavoro a Madrid, la vacanza non poteva concludersi senza mangiare qualcosa di tipicamente spagnolo. Per questo non potevano mancare sulla tavola la tortilla, le croquetas e il solomillo. Peccato che la prima sia una frittata di patate con formaggio e cipolla, le seconde delle crocchette di patate ripiene di prosciutto e formaggio e il terzo una tartarre di carne spagnola servita con brie fuso. Le porzioni generose e squisite hanno rifocillato il nostro sconforto per aver sbagliato destinazione ed essere finiti in un’estrema periferia madrilena, ma la sensazione di aver ingerito un’incudine sarà una delle cose di questa vacanza che rimarranno indimenticabili.

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