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Attualità
11 Gennaio 2018

McDonagh e la sua black comedy di rara bellezza stilistica

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La seconda settimana cinematografica dell’anno si apre con una nuova uscita degna di nota. Un film che abbiamo avuto il piacere di vedere in anteprima in Laguna lo scorso settembre, e che avevamo pronosticato come uno dei film da non perdere in questo 2018 perché, con buone probabilità, porterà a casa qualche statuetta dorata. Dietro la macchina da presa, uno dei registi-commediografi che più fanno parlare di sé ultimamente, Martin McDonagh. In attesa degli Oscar,  il film ha già aggiunto qualche premio al suo palmares, proprio qualche sera fa, durante la notte dei Golden Globes. Miglior film drammatico, migliore sceneggiatura e migliore attrice in un film drammatico (a Frances McDormand, la protagonista): un ottimo debutto, non c'è che dire.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri (il cui titolo originale è Three billboards outside Ebbing, Missouri) è stato presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia e si è anche accaparrato il premio per la miglior sceneggiatura. Probabilmente Frances McDormand, la protagonista femminile, si sarebbe anche aggiudicata la coppa Volpi se non ci fosse stata una Charlotte Rampling magistrale a superarla. Ciò non toglie che la McDormand abbia regalato una performance eccezionale, probabilmente perché, oltre a essere un’ottima attrice, i panni della madre single mascolina nei modi e nei toni, le sono piuttosto congeniali.

Quanto alla trama, il film ruota attorno alle tragiche vicende di Mildred Hayes, una madre che cerca giustizia per la figlia, stuprata e uccisa mesi prima a Ebbing, negli Stati Uniti. La donna ingaggia una vera e propria lotta inizialmente “non violenta” contro i poliziotti della città, giudicati pigri e incompetenti perché, dopo mesi dalla tragedia, non hanno compiuto nessun passo avanti nelle indagini sull’omicidio della figlia. Mildred decide, quindi, di affittare tre grandi cartelloni pubblicitari rimasti inutilizzati da anni, posizionati lungo la strada d’ingresso della città. Su questi cartelloni pubblica una serie di frasi polemiche e controverse, rivolte al capo della polizia Willoughby (interpretato da Woody Harrelson). Lo sceriffo di Ebbing è particolarmente amato in città e prova a far ragionare la donna, ma quando il vice sceriffo, un uomo immaturo e iracondo, si intromette nella questione, Mildred alza il tiro e trasforma la sua protesta in una battaglia senza esclusione di colpi.

Nelle sue quasi due ore di durata il film non riesce ad annoiare, nemmeno per un secondo. Dopotutto si ha di fronte una sceneggiatura molto solida. McDonagh riesce sapientemente a mescolare commedia nera, neo-noir e western contemporaneo, e nonostante i dialoghi siano talvolta secchi, sono anche molto divertenti, sarcastici e pieni di insulti. Ottime anche le inquadrature, asciutte e senza fronzoli che sfociano in retorica. Come già detto per la McNormand, gli altri attori Woody Harrelson, Sam Rockwell ma anche Peter Dicklange e il resto del cast, sono stati pressoché perfetti. Se il raccontare una bella storia e farlo molto bene non dovesse bastare per giudicare un film, allora possiamo spostarci su un altro piano e analizzare Three billboards più in profondità.

Se scaviamo sotto la facciata, ci accorgiamo che pur rimanendo aderente alle dinamiche dei generi cinematografici, il film tira in ballo strutture e personaggi tipici della tragedia greca e che è in grado di essere politico senza mai dichiararlo apertamente. Una madre che cerca giustizia, uno sceriffo malato, uomini di potere razzisti e pazzi, un mondo in cui vige l’indifferenza e la violenza, per arrivare a un gesto estremo che non punta a calmare i toni, anzi, tutt’altro, e da cui non si può tornare indietro. E poi, dopo questo climax, l’arduo percorso di redenzione, di crescita. Non si tratta, però, di buonismo. McDonagh rimane ruvido e cinico fino alla fine. Questo perché Tre manifesti a Ebbing, Missouri è ambientato proprio nel mondo in cui viviamo, in cui tutto quello che viene raccontato accade davvero. Il male accade davvero, e senza motivo, o per abitudine, per vendetta.

Vedono il buio delle sale italiane questa settimana altri tre film:

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