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Attualità
16 Febbraio 2017

Moonlight e Manchester by the sea, in sala due contendenti agli Oscar 2017

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A dieci giorni dalla serata più seguita della cinematografia mondiale, gli Oscar, continuano le uscite cinematografiche dei film nominati. I due top contender di questa settimana sono Moonlight di Barry Jenkins e Manchester by the sea di Kenneth Lonergan. Lontane dal clamore e dal luccichio di quello che è il frontrunner dell’edizione numero 89 La la land, queste due pellicole sono comunque riuscite a conquistare pubblico e critica grazie ai temi affrontati e la grazia nel farlo.

Per le minoranze è stato un anno particolarmente difficile, in tutto il mondo, e le violenze verso gli afroamericani negli Stati Uniti o gli atti di omofobia sono stati ben documentati. I numerosi morti per mano della polizia che hanno dato vita al movimento Black lives matter o l'attacco brutale di omofobia in un club gay di Orlando hanno dimostrato come certe posizioni regressive sulla razza e la sessualità stiano avanzando, invece di progredire verso un mondo in cui i diritti base sono uguali per tutti, indipendentemente da etnia, orientamento sessuale, provenienza e genere. Jenkins fa quindi una scelta coraggiosa nel portare sullo schermo la piéce teatrale In moonlight black boys look blue di Tarell Alvin McCraney sulla vita di Chiron, un afroamericano gay alla ricerca di se stesso. Il film si divide in tre parti: I. Little, II. Chiron e III. Black, le tre stagioni della vita del protagonista.

Tre nomi, tre età, uno sviluppo, un’evoluzione che sembra più un’involuzione del protagonista. Chiron, chiamato Little, vive con una madre dipendente dalla droga, e trova in Teresa e Juan una piccola isola felice. Juan sostituisce la figura paterna, diventa il suo punto di riferimento fino a che Little non scopre che è proprio quest’ultimo a vendere la droga alla madre. Chiron è quindi un adolescente vittima di bullismo, che combatte con la sua sessualità in un ambiente che vede l’omossessualità come debolezza. L’unico suo amico è Kevin, con cui avrà anche il suo primo incontro sessuale,  e che poi passerà dalla parte dei bulli. Poi c’è Black, che ha imparato a togliere tutto quello che potrebbe sembrare gay dalla sua vita, indurito da anni in riformatorio, con una guardia perennemente alzata contro il mondo, una mascolinità tossica che lo ha portato verso vicoli bui e pericolosi per evitare di affrontare chi è veramente.

Dalla Florida al Massachusset, dove Lee Chandler, un tuttofare, vive un’esistenza quieta e solitaria fino alla notizia che suo fratello ha avuto un attacco di cuore. Lee arriva in ospedale troppo tardi e decide di rimanere nella sua città natale, Manchester-by-the-sea, per occuparsi di organizzare il funerale. Rimane sconvolto quando scopre che il fratello lo ha nominato tutore del figlio Patrick, lui che non ha nessuna intenzione di rimanere a Manchester. Dovendo aspettare la primavera per il funerale a causa del terreno ghiacciato, Lee inizia a fare i conti con quello che ha lasciato in quella città creando comunque una distanza silenziosa e dolorosa con il nipote. In un’epoca in cui tutto è urlato, dato in pasto a svariati social, questa pellicola agisce di sottrazione raccontando silenziosamente come ci siano dei dolori troppo radicati nell’anima per essere espressi. Casey Affleck, fratello meno famoso di Ben, ma più talentuoso, interpreta il ruolo migliore nella sua carriera. Non recita monologhi motivazionali, non si spinge all’autocommiserazione, non si lamenta: il dolore, la rabbia e il disgusto di sé sono così intensi che l’unica cosa che si può fare è quella di ingoiarli e spingerli verso il basso, in un luogo ben nascosto dell’anima.

Qui come in Moonlight, oltre ai protagonisti, risplendono i gregari. Michelle Williams (Randi) e Mahershala Ali (Juan) danno il loro meglio nel tempo limitato che hanno e si (ri)confermano dei talenti in grado di tenere un basso profilo. Qui, come in Moonlight, non ci sono grandi lezioni di vita, ma la vita viene presentata come è: dolorosa, esasperante, incasinata, piena di rimpianti e di parole non dette, così come di piccole gioie e momenti di pace.

Entrambi i film hanno ricevuto numerose nomination e numerosi riconoscimenti in questa stagione dei premi tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Alla serata delle statuette d’oro si presentano con otto nomination per Moonlight (miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista a Mahershala Ali, miglior attrice non protagonista a Naomie Harris, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio, migliore fotografia, migliore colonna sonora) e sei per Manchester by the sea (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista a Casey Affleck, miglior attore non protagonista a Lucas Hedges, miglior attrice non protagonista a Michelle Williams, miglior sceneggiatura originale), quasi tutte condivise con La la land. E forse in questi tempi in cui gli statunitensi stanno vivendo una situazione politica al limite del caos con il neo-eletto presidente Trump, sarebbe una scelta quasi schierata abbandonare il narcisismo e la leggerezza del film di Damien Chazelle a favore di drammi più attuali e meno urlati.

Oltre a Moonlight e Manchester by the sea, nelle sale vedremo anche Mamma o papà? di Riccardo Milano, Resident evil 6 - The final chapter di Paul W.S. Anderson, Absolutely famous: il film di Mandie Fletcher, Autobahn - Fuori controllo di Eran Creevy e Ballerina di Eric Summer e Éric Warin.

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