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30 Novembre 2015 12:07

Nepal, vivere guardando dentro a noi stessi

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I primi passi in Nepal ti colgono quasi impreparato, mentre ti immergi nel dedalo di viuzze polverose di Kathmandu, avvolto da una nuvola quasi magica, di colori sgargianti, odori penetranti e vita irrefrenabile  che si srotola veloce tutt’attorno a te. È un mosaico coloratissimo ed intricato, in continuo movimento, rumoroso ed accogliente, che ti trasporta, che ti circonda da ogni parte. Polvere, colori, biciclette, risciò, clacson, moto, cani randagi, bandierine tibetane sventolanti, frutta e verdura sconosciute, intrichi artistici di cavi elettrici che penzolano dall´alto, occhi che sorridono. E templi, luoghi di preghiera, fumo di candele, profumo d’incenso, pagode di legno che si innalzano ad ogni incrocio, e quando meno te lo aspetti, piazze nascoste che si aprono in un silenzio mistico ed antico, con gli occhi di uno stupa che, enigmatici ed imperscrutabili, ti osservano dall’alto.

È così che ci ha accolto questo piccolo paese racchiuso tra le alte cime dell´Himalaya, con la sua capitale, Kathmandu, adagiata in una valle contornata dal profilo scuro delle montagne, animata dal caos vivace e inarrestabile dei suoi oltre un milione e mezzo di abitanti. In viaggio sei studenti di Human Rights e Multi-level Governance e un professore di Finanza internazionale, in trasferta dall’università di Padova per partecipare alla Summer School “Microfinance in Action” insieme ad altri sette studenti nepalesi di economia, presso l’Apex College, un’università’ della capitale. Tema: il microcredito.

Il microcredito e una finanza alternativa. Bangladesh, Grameen Bank, Muhammad Yunus. Questi sono i primi tre nomi che incontrerà chiunque inizi ad interessarsi di microcredito. Nel 1976 Yunus fondò in Bangladesh una banca che aveva come obiettivo il fornire dei prestiti agevolati a quella componente della popolazione che non aveva accesso al sistema tradizionale delle banche commerciali. Una “banca dei poveri” quindi, per tutti coloro che non potevano presentare alcuna delle tipiche garanzie necessarie per poter ottenere un prestito. Nella concezione di Yunus, la possibilità di accedere al credito era la via per lo sviluppo e il miglioramento delle condizioni di vita dei settori più disagiati. Dalla sua comparsa fino ad oggi, l’idea innovativa di Yunus si è diffusa in tutto il mondo, un numero sempre crescente di istituti di credito e organizzazioni non governative ha adottato il modello della sua Grameen Bank e il microcredito ha dimostrato di poter fornire un valido strumento per stimolare lo spirito imprenditoriale e alleviare le situazioni di povertà.

In Nepal, un paese prevalentemente rurale in cui un quarto della popolazione vive al di sotto della linea di povertà, il microcredito è uno strumento ampiamente diffuso. Punti chiave, come abbiamo potuto indagare insieme agli studenti di Apex College, sono la popolazione rurale in aree remote, il focus sulle donne, e la cooperazione. Solitamente infatti i prestiti sono concessi alle donne, considerate la vera chiave del cambiamento perché più oculate e responsabili. Le beneficiarie dei prestiti si organizzano in “gruppi di prestito”, in cui le partecipanti (abitualmente cinque) si assumono la responsabilità della restituzione del prestito nel caso in cui un componente non sia in grado di farlo. In questo modo si fortificano i legami sociali e la collaborazione, attraverso nuovi vincoli di fiducia reciproca, e viene rafforzata la figura e la posizione della donna nelle comunità.

Scoprendo il paese sul tetto del mondo. Il dubbio sempre rimane. I grandi ideali e grandi progetti, quando poi vanno a scontrarsi con la realtà, riescono a trovare un modello di applicazione e ad avere successo? Cercando di scoprirlo, lasciando Kathmandu e le tranquille lezioni all’Apex College, scandite dalle pause con tè Masala (lo squisito tè con latte e spezie indo-nepalese) e i pranzi in mensa con riso e piccantissimi contorni (rigorosamente da mangiare con le mani), è iniziato il vero viaggio.

Se viaggi in Nepal devi essere disposto ad accettare due condizioni. Primo, trattenere il respiro e perdere attimi di vita ogniqualvolta che, lungo le strade dissestate, negli azzardati sorpassi si schiva un coloratissimo camion tappezzato da disegni di dei induisti e bandierine tibetane sventolanti, oppure un pullman, solitamente con un vivace corredo di bagagli, passeggeri o capre abbarbicati sul tetto. Secondo, rimanere senza respiro ad ogni svolta e alla sorpresa di ogni valle che si apre, con le pendici ripide delle montagne, a tratti coperte di eucalipti, piante di mango e banani, a tratti di terrazzamenti di riso splendenti nel loro verde, che digradano fino ai fiumi che scorrono nel fondovalle, e lontani, ammantati dalla foschia o dalle nuvole, i picchi innevati delle cime più remote.

Siamo arrivati così a Pokhara, città a circa 100 chilometri a nord-ovest di Kathmandu, avvolta dalla quiete di un lago in cui si rispecchia la foresta tropicale e le vette della catena dell'Annapurna, che sfiorano gli 8.000 metri. A Pokhara abbiamo conosciuto i dirigenti della Muktinath Bikas Bank, una banca locale che si occupa di microcredito, e abbiamo avuto l’opportunità di incontrare alcuni contadini ed artigiani che hanno ricevuto un prestito. Alcuni di loro hanno potuto ampliare il proprio appezzamento agricolo, aumentando la produzione agricola e comprando altri animali come mucche o bufali. Altri hanno sostenuto la loro piccola impresa artigianale, e per molte famiglie questa possibilità ha anche significato il ritorno a casa del marito. Non è infatti strano incontrare famiglie, o addirittura interi villaggi, in cui le donne portano avanti le attività locali, perché tutti gli uomini hanno lasciato il paese per cercare lavoro all’estero, prevalentemente in Malesia o nei paesi del Golfo.

Come in ogni viaggio, la bellezza è resa dall’inaspettato e dall’imprevisto. Come quando siamo saliti sulle montagne che si affacciano su Pokhara, e abbiamo ricevuto l’accoglienza del piccolo villaggio in cui eravamo in visita per conoscere alcuni beneficiari dei prestiti di microcredito. Tra di loro vi era una donna che ha avviato sul picco di una montagna un piccolo Bed and Breakfast per gli appassionati di trekking, sulla via del “Royal Trekking”, così chiamato da quando il principe Carlo d'Inghilterra vi passò in viaggio. Un corteo di suonatori, fiori, foulard bianchi, Tilaka benauguranti di polvere rossa sulla fronte, danze tipiche. Questo è stato il benvenuto, maestoso e nello stesso tempo spontaneo, autentico e gioioso, con cui il villaggio ha ricevuto noi come ospiti.

Foto di Silvia Mazzocchin

Se questo è stato l’inaspettato, assieme alla scoperta continua di nuovi cibi, tradizioni e aspetti della cultura di questo popolo contraddistinto dalla disponibilità e dalla serenità, l’imprevisto ci ha portati invece a confrontarti in modo diretto e vicino con i passi e le fatiche di un paese con una giovane storia e sulla strada di un’impegnativa stabilizzazione politica. Appena atterrati a Kathmandu, siamo stati sorpresi dalle strade poco affollate dai mezzi, fatto alquanto insolito per una città così grande e tipicamente caotica. Il motivo di ciò, ci hanno spiegato i nostri amici nepalesi, era l’introduzione di un sistema di targhe alterne, a causa della scarsità di combustibile. Questo è stato il primo semplice segno della grave crisi economica e politica che al momento sta attraversando il paese e di cui siamo stati nostro malgrado partecipi.

Un passo indietro nella storia. Il Nepal è un paese giovane e da un passato turbolento, in cui un sistema democratico ha iniziato a prendere forma solo nel 1991, quando la monarchia assoluta ha concesso le prime elezioni democratiche. Da quel momento si sono susseguiti momenti di profonde crisi e tensioni, che hanno visto scontri politici e una guerra civile animata da una ribellione maoista durata oltre dieci anni, e terminata finalmente nel 2006. Nel 2008 la monarchia induista é stata destituita e il paese si é costituito in una repubblica democratica federale, con l´adozione temporanea di una costituzione ad interim.

Dopo un processo durato sette anni, il 16 settembre, con 507 voti a favore, 25 contrari e 66 astenuti, l'assemblea costituente ha approvato la nuova costituzione, basata sui principi della repubblica federale: laicità e inclusività. Se nella maggior parte del paese la costituzione è stata accolta come un atteso traguardo e un importante passo positivo per la ripresa del paese, soprattutto dopo le difficoltà che il Nepal ha dovuto affrontare a seguito del terremoto dello scorso 25 aprile, in altre parti del paese le proteste si sono intensificate. Nella regione sud del paese, il Terai, le minoranze etniche dei Madhesi e dei Tharu hanno rivendicato una più giusta ed equa rappresentazione nel nuovo assetto di governo. Il Terai è una regione di fondamentale importanza per l’intero Nepal, essendo la via commerciale con l´India, il principale partner economico. Dopo il terremoto, quando le frontiere a nord con il Tibet sono state bloccate da frane e smottamenti, il confine a sud è rimasto l’unico fruibile per tutte le importazioni. È qui che è partito il blocco dei rifornimenti di benzina e gas.

Il risultato di tutto ciò: dalla proclamazione della costituzione ad oggi, quantità razionate di combustibile, file chilometriche di taxi e pullman in attesa per oltre 24 ore per rifornirsi alle pompe di benzina, chiusura delle scuole per l’impossibilità di essere raggiunte dagli studenti, sovraffollamento dei mezzi pubblici, traffico fuori controllo, utilizzo di legna per la cottura dei cibi, in famiglia così come nei ristoranti. Abbiamo visto con i nostri occhi le conseguenze di questa grave crisi politica, che si ripercuote ampliamente non solo sulla vita quotidiana, con l’aumento esponenziale dei prezzi e ogni disagio correlato, ma anche sul settore turistico, cardine economico del Nepal. Alle porte della prima stagione turistica dopo il terremoto, che molti attendevano finalmente come la prima importante occasione di ripresa, questo settore si è trovato invece gravemente colpito.  

La crisi sembra ben lontana da una facile soluzione, e mette in luce quanto la nuova costituzione sia un traguardo alquanto controverso. Ampi dubbi e critiche sono stati sollevati sia su un presunto eccesso di violenza da parte della polizia nella repressione delle proteste, sia sull'effettiva legittimità del nuovo testo costituzionale. Se da una parte esso sancisce importanti diritti civili, politici, sociali e culturali, dall'altra parte pare anche contenere  degli elementi discriminatori nei confronti delle minoranze. Intanto, la storia del paese non si ferma, e lo scorso 28 ottobre è stata eletta la prima presidente donna del Nepal, Bidhya Devi Bhandari, femminista e ed esponente del partito comunista.

Padova, l’università e il Nepal.  Il legame tra università di Padova e Nepal non è nuovo: dai progetti del dipartimento di biologia per un’indagine sull’impatto dell’inquinamento creato dai trekking turistici sull’Himalaya fino al terremoto dello scorso 25 aprile. Dal dipartimento di Biologia, dove studiano tre studenti nepalesi, è partita la campagna Now for Nepal”. Dal dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali è invece partita l’iniziativa “United for Nepal.

“United for Nepal” ci ha accompagnato e guidato nel nostro viaggio nepalese. Così abbiamo potuto conoscere Durga Acharya Lamsal, collaboratrice della "Mahila Uddhamu Consumer Cooperative", un’associazione che si occupa di creare un network tra varie cooperative di donne impegnate nell’agricoltura. Insieme a lei siamo arrivati a Dahding, una piccola città sulla via di Pokhara colpita fortemente dal terremoto, dove abbiamo consegnato dei vestiti per la popolazione locale.

Tra valli e terrazzamenti di riso. Zaino in spalla, sentieri umidi e sdrucciolevoli, ponti tibetani traballanti nel nulla, pendici montane colorate di verde brillante. Questa è stata l’ultima tappa del nostro viaggio, il distretto di Sindhupalchok, a nord-est di Kathmandu, l’area che più gravemente ha risentito degli effetti del terremoto. Sulle pendici delle valli, lunghissime e profonde, si adagiano tra i terrazzamenti di riso una miriade di piccolissimi villaggi, spesso raggiungibili solo a piedi. Meshipa è uno di questi, il villaggio in cui siamo arrivati, abitato da contadini, e dove opera Sagarmatha International Foundation, l’associazione a cui sono stati destinati i fondi della campagna "United for Nepal”. Da sei anni l’associazione, fondata da Francesca Lo Re, veneta, e Subin Thakuri, guida montana nepalese, si è occupata di progetti locali, come la costruzione di un sistema d’irrigazione per il villaggio e di un piccolo centro di primo soccorso, così come alcuni interventi di ampliamento e rinnovo della scuola locale.

Accolti dall’inno nepalese, che nel cortile della scuola ogni mattina viene intonato dagli studenti durante il momento di riunione che dà il via alle lezioni, siamo stati partecipi di una giornata tipica presso la Shree Koldaung Devi Secondary School. La scuola accoglie 187 studenti provenienti da sei villaggi dei dintorni. Ganesh Tapa, uno dei 18 insegnanti della scuola, ci ha raccontato come il governo centrale nepalese appoggi in modo irrisorio il mantenimento della scuola e degli edifici. Dopo il terremoto e i gravi danni arrecati alla scuola, molte lezioni sono state trasferite in aule provvisorie con tetti di lamiera. Ma la ricostruzione è già in atto, e con l’aiuto dei fondi donati a Sagarmatha International Foundation, le parti crollate saranno ricostruite.

Guardando avanti. Il Nepal non si ferma. Come non si ferma la vita caotica e vibrante degli abitanti della città, così non si ferma l’impegno e l’ottimismo della popolazione nepalese. Nella capitale, traballanti scalette a pioli ed impalcature di legno avvolgono tutti i templi danneggiati dal terremoto. Sebbene fortemente colpito, con operosità e spirito positivo il popolo nepalese ha intenzione di risanare tutte le ferite causate del terremoto, e far tornare a splendere i templi induisti, maestose pagode di legno intarsiate, ognuno sede di un diverso dio, così come gli Stupa buddisti, semplici e solenni costruzioni simboliche bianche, che puntano verso l’alto, dove gli occhi di Buddha ti scrutano e ti invitano a cercare dentro te stesso.

Il Nepal è questo: un intrico inscindibile di dei, templi, credenze buddiste e induiste che convivono, si influenzano a vicenda e si intrecciano nella vita quotidiana in rituali, preghiere, simboli e riti propiziatori. Un’aria magica e mistica accompagna e mitiga le caotiche e vibranti vie della città, e ci ha condotto alla scoperta di luoghi sacri buddisti, come Swayambhunath, il tempio delle scimmie, o Boudhanath, meta di pellegrinaggio buddista dove sul far della sera i monaci vestiti d’arancio gioiosamente giocano con indovinelli sulla vita di Siddartha. Così come ci ha portato a Pashupatinath, tempio sacro induista dove sulle rive di un fiume dalle acque purificatrici, accompagnati da un canto che risuona profondo nella valle, i fumi densi delle pire funerarie si alzano verso il cielo del tramonto.

Un viaggio attraverso il Nepal e dentro noi stessi. Ogni viaggio entra dentro, lascia sensazioni ed emozioni indelebili. Come quelle che ti colgono quando ammiri i primi raggi del sole che infuocano le pendici delle antiche e remote vette himalayane. Oppure quando nel giro di pochi istanti il sole del tramonto si volge in notte fonda, illuminata da una volta di stelle brillanti. Quando cammini per le strade della città, non sapendo dove posare gli occhi in quel puzzle intricatissimo di colori e particolari, con l'aria pervasa da un'aura di tranquilla e ariosa spiritualità, e ti sembra che il magico, il soprannaturale e le divinità vivano fianco a fianco alle persone, nell'armonia con la natura e nel susseguirsi di ancestrali riti ed emozioni. Quando entri nel palazzo della Kumari, una bambina prescelta venerata dagli induisti come incarnazione vivente della dea Taleju Bhawani. Quando percepisci la spontaneità e la sacralità del venire accolto, con un benvenuto scandito da rituali di buon auspicio, come il Tilaka sulla fronte, i fiori e i foulard bianchi in dono. Quando osi provare cibi sconosciuti, cucinati in maniera improvvisata per strada, esortato dai nuovi amici nepalesi che ti conducono alla scoperta di cibi, usanze, tradizioni. Quando ti trovi seduto per terra, scalzo, nella semplicità di una casetta di lamiera, a scaldarti al fuoco condividendo cibo, canti e sorrisi con coloro che ti hanno accolto come parte della famiglia.

Il Nepal, con i suoi templi, i suoi sicomori centenari luoghi di preghiera e d'incontro, le sue vette solenni, e il suo popolo, sorridente, lieto e fiducioso, caparbio e determinato, porta a riscoprire il valore dell'accoglienza, della semplicità e della condivisione, e ci lascia con un invito. Quello di vivere guardandoci dentro, cercando in noi stessi e puntando verso l'alto, come ricordano gli alti Stupa buddisti con il loro terzo occhio. E avere speranza nel futuro, essere aperti all'incontro, avere fiducia in se stessi e nel mondo, guardando con un sorriso al futuro.

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Commenti

a.franceschin dice:
24 Dicembre 2015 14:53
"Il magico, il soprannaturale e le divinità qui vivono fianco a fianco alle persone". Quando un reportage diventa strumento per instillare Vita nell'altro. Grazie della testimonianza Silvia, un bellissimo pezzo di mondo!
a.franceschin dice:
24 Dicembre 2015 14:53
"Il magico, il soprannaturale e le divinità qui vivono fianco a fianco alle persone". Quando un reportage diventa strumento per instillare Vita nell'altro. Grazie della testimonianza Silvia, un bellissimo pezzo di mondo!
Ritratto di alberto.siddharta
alberto.siddharta dice:
30 Novembre 2015 21:41
Grazie alla Regione Veneto, che ha finanziato questo progetto con i fondi sulla cooperazione decentrata ex L.R. n.55/1999. E a voi studenti, che con queste parole date conferma che l'obiettivo è stato raggiunto e tutto il nostro impegno è così ripagato.
Ritratto di Daniela Rueda L
Daniela Rueda L dice:
30 Novembre 2015 21:25
Great article and nice experience!!! Liked it a lot!

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