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10 Dicembre 2015

Pace, dignità e fratellanza. La Dichiarazione universale dei diritti umani non è un sogno infranto

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Una donna, carismatica e sognatrice. Un mondo che è andato in pezzi, e che lentamente inizia a ricostruirsi. Degli anni che portano con sé la volontà di ripartire, di costruire nuove speranze. Una dichiarazione che possa essere la linea guida per un nuovo cammino, per un cambiamento ardito e necessario. Quella donna è Eleanor Roosevelt, moglie dell'ex presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, il mondo è quello ferito e distrutto dalle due guerre mondiali, gli anni sono i primi dopo la fine del secondo conflitto mondiale, e quella dichiarazione è la Dichiarazione Universale dei diritti umani, di cui oggi, 10 dicembre, si festeggia l'anniversario, nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani.

Il 10 dicembre 1948 la Dichiarazione veniva adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite come il primo documento che sanciva universalmente i diritti umani intitolati ad ogni individuo, in qualsiasi luogo del mondo e in qualsiasi condizione si possa trovare. Diventava così, con le parole di Eleanor Roosevelt, attivista, paladina dei diritti umani e tra i principali promotori della Dichiarazione, la “Magna Carta internazionale dell’intera umanità”. Rileggendo la Dichiarazione, si scopre uno dei più bei documenti che incarni un inno alla libertà, alla pace, alla fratellanza, e alla volontà di superare ogni discriminazione. I suoi 30 articoli coprono una vasta sfera delle libertà e dei diritti personali dell'individuo come membro della società globale, così come il dovere degli stati di rispettare, garantire, proteggere e promuovere questi diritti. I punti della Dichiarazione riflettono così una nuova volontà della politica globale, quella di cercare una nuova strada dopo le due guerre, che possa immaginare un mondo pacifico e delle relazioni non basate sull'uso della forza, né fra stati né fra individui. Una nuova visione quindi, in contrasto con il passato, che pone al suo centro l'uomo.

La dichiarazione è solo il primo passo di questo cammino, che in primis viene guidato dalla neonata Onu. La Dichiarazione è il capostipite per lo sviluppo di quello che viene definito il sistema internazionale per la protezione per i diritti umani, che si articola attraverso diverse istituzioni, trattati, comitati ed organizzazioni regionali. Tradizionalmente i diritti umani vengono categorizzati in tre gruppi: le cosiddette “generazioni di diritti umani”, che comprendono non solo i diritti contenuti nella Dichiarazione, ma indicano la continua evoluzione della definizione e protezione dei diritti umani, muovendosi nella storia dei diritti, da quelli garantiti dalla rivoluzione francese fino ai più recenti documenti del diritto internazionale. La prima generazione si riferisce ai principali diritti civili e politici (come il diritto alla vita e la libertà di espressione, di religione, di pensiero e di partecipazione alla vita politica), mentre la seconda comprende i diritti sociali, economici e culturali (come il diritto alla sicurezza sociale, all'istruzione, alla salute, all'alloggio). La terza generazione invece interessa i diritti di gruppo o collettivi, o dei popoli, (come il diritto all'autodeterminazione, allo sviluppo, alla pace), e quelli legati alla sfera ambientale (il diritto a un ambiente salubre, alla difesa ambientale e al godimento delle risorse della terra). All'articolazione di questi diritti e alla protezione ufficiale di essi e di alcune parti della società più vulnerabili contribuiscono i trattati e i nuovi organi di protezione che si sviluppano in seno alla Nazioni Unite. Tra i più importanti, dei quali nel 2016 si compiono i 50 anni, sono il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali. A questi trattati hanno fatto seguito altre convenzioni, come quelle contro la discriminazione razziale, contro la discriminazione nei confronti delle donne, contro la tortura, sui diritti dei bambini, per l’abolizione della pena di morte, per la protezione dei lavoratori migranti e delle persone affette da disabilità.

Non sono però solo le Nazioni Unite a promuovere la difesa dei diritti umani. In tutti i continenti sono sorte delle organizzazioni regionali che si pongono lo stesso obiettivo, come l'Organizzazione degli Stati Americani, l’Unione Africana e la Lega degli Stati Arabi. La stessa Unione Europea, nata dalla volontà di mantenere la pace nel vecchio continente e rispettare principi di libertà, democrazia, uguaglianza e stato di diritto, arriva ad incarnare ufficialmente la promozione dei diritti umani nelle sue linee guida nel 2000, promulgando la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Sempre in ambito europeo, la prima organizzazione che si mosse per la promozione e difesa dei diritti umani è il Consiglio d'Europa, organizzazione indipendente dall'Unione Europea comprendente 47 stati membri, che con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, entrata in vigore nel 1953, e l'istituzione a Strasburgo nel 1959 della Corte Europea dei diritti dell'uomo, dimostra la forte volontà condivisa di seguire la strada aperta dalla Dichiarazione universale dei Diritti umani. La diffusione dell'etica dei diritti umani deve molto, nella sua effettiva applicazione e difesa dal basso, all'azione della società civile e a varie associazioni, dalle più famose (come ad esempio Human Rights Watch, Amnesty International, Freedom House – creata dalla stessa Eleanor Roosevelt) alla miriade di associazioni locali, così come ai vari centri di ricerca (come il Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell'Università di Padova), o ai vari network che si occupano di collaborazione a diversi livelli, in ambiente universitario, tra studenti o sul web. La convinzione condivisa è che la forza più grande per un cambiamento effettivo passi attraverso l'educazione, il mezzo per affrontare la sfida della diffusione di una consapevolezza più ampia del concetto di diritti umani, promuovendo società più giuste e solidali.

Osservando il nostro mondo, 67 anni dopo la Dichiarazione, pervaso da conflitti, violazioni e preoccupazioni che sembrano crescere inesorabilmente, significa forse che le visioni e gli ideali incarnati da questo documento siano un fallimento? Il mondo di oggi testimonia il successo della logica del crudo realismo, del confronto bellico tra gli stati, e il fallimento di ogni velleità di cooperazione, rapporti pacifichi, dialogo e democrazia? Se nei nostri anni 2000 la tanto agognata società globale sembra davvero essere possibile, attraverso internet e la potenziale condivisione universale di fonti, informazioni e pensieri, essa si mostra invece spesso come una contraddizione, non permettendo lo sviluppo di un senso partecipazione e solidarietà, ma anzi esacerbando la diffusione di odio, l'incitazione allo scontro e la costruzione di continue contrapposizioni. Per molti la logica dei diritti umani è solo una bella favola, minata alla sua base dalla sua invocazione all'universalità incurante delle specifiche differenze locali, e si permea della disillusione in quelle che sembrano solo utopie. E' quindi solo un sogno, credere nei diritti umani e appellarsi ad essi?

Eleanor Roosevelt amava ricordare che il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”. Questa giornata è l'occasione per riflettere, non dimenticare i passi e le grandi speranze del passato né lasciarsi trasportare dalla delusione o dall'odio, rileggendo la Dichiarazione dei diritti umani e ritrovandovi nuovi spunti, principi, linee guide, nuovi appelli all'umanità e al “rimanere umani”, come ricordava Vittorio Arrigoni, attivista per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese, catturato e ucciso nel 2011, con il suo “stay human”. Al di là dei trattati, delle organizzazioni internazionali, e degli alti livelli, sono infatti la moltitudine dei singoli individui che decidono con coraggio e impegno di poter fare un passo verso il cambiamento, a volte con conseguenze estreme, che ricordano che nessuna speranza è mai degna di essere abbandonata. Rileggendo la Dichiarazione, e ascoltando nuovamente le parole di Eleanor Roosevelt, possiamo davvero ricordare che qualsiasi cambiamento è “nelle tue mani”: “ Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti. In assenza di interventi organizzati di cittadini per sostenere chi è vicino alla loro casa, guarderemo invano al progresso nel mondo più vasto. Quindi noi crediamo che il destino dei diritti umani è nelle mani di tutti i cittadini in tutte le nostre comunità " (27 marzo 1958, In Your Hands).

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