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Attualità
18 Dicembre 2014

Pace, tra visioni astratte e possibilità concrete

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Diritti, pace, rispetto, guerra. Parole con cui ci troviamo a confrontarci quotidianamente, parole che spesso però ci toccano solo da lontano, rimangono astratte e non trovano un riscontro nella nostra realtà.

Lo scorso 10 dicembre queste parole sono invece diventate le protagoniste a palazzo del Bo, in occasione della Giornata internazionale deidiritti umani. Il rettore, diversi sindaci di comuni del territorio e soprattutto tantissimi studenti hanno gremito l'aula magna per  prendere parte alla conferenza dal titolo “Abbiamo Diritto alla Pace” organizzata con il coinvolgimento del Centro di Ateneo per i Diritti Umani. Il tema della giornata è stato la campagna internazionale per il riconoscimento del diritto umano alla pace quale diritto fondamentale della persona e dei popoli, un'importante mobilitazione indirizzata a presentare la proposta al Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il riconoscimento avrebbe una serie di implicazioni per la comunità internazionale, rendendo la guerra un'azione imputabile di condanna presso i tribunali internazionali, e ponendo così dei limiti e delle sanzioni ai comportamenti degli stati. L'obiettivo è alto e ammirevole, e la campagna sta riscuotendo grande partecipazione da parte soprattutto delle amministrazioni locali italiane (già 300 comuni hanno approvato l'Ordine del giorno per il riconoscimento del diritto). Ma come evitare che la campagna e un evento come questo si limitino ad informare e a far aleggiare nell'aria delle “belle parole”, rischiando di scadere nella retorica dei “buoni principi”? Come far sì che la campagna possa spostarsi dagli alti livelli della diplomazia per acquistare un significato più vicino a noi? Quali azioni concrete si possono intraprendere, per costruire attivamente il “diritto alla pace”?

Sotto la volta dell'aula magna, tra i vari manifesti che facevano da sfondo agli interlocutori, uno recitava: “L’università promuove l’elaborazione di una cultura fondata su valori universali quali i diritti umani, la pace, la salvaguardia dell’ambiente e la solidarietà internazionale.” Altri cartelli dai colori sgargianti portavano invece scritte in una decina di lingue diverse le parole “Diritto umano alla pace”. Questi cartelli arrivavano direttamente dalla Marcia della Pace Perugia-Assisi, svoltasi lo scorso 19 ottobre, a cui una delegazione di studenti dell'università di Padova ha partecipato con grande entusiasmo. Un'occasione semplice, ma che ha permesso agli studenti di diventare parte attiva e di vivere in prima persona l'impegno per la pace, che pone le sue basi soprattutto sull'incontro e lo scambio con l'altro. Questa iniziativa riflette direttamente l'interesse dell'università per i principi della pace e dello scambio internazionale, e mostra l'importanza dell'università quale luogo per il dialogo, l'incontro e la formazione di “operatori per i diritti umani”, con la convinzione che, per poter garantire davvero la pace, sia necessario un approccio che parte dal basso, in primis in campo educativo, per poter influenzare e cambiare approcci e mentalità che invece minano a questo diritto.

Le vie per agire in questo campo sono molteplici, e soprattutto concrete e tangibili, come ha spiegato Isabella Sala, assessore alla Comunità e alle famiglie del Comune di Vicenza. L'educazione gioca un ruolo chiave, facendosi tramite per la costruzione di una cultura della pace, attraverso ad esempio corsi che sostengano la cittadinanza attiva e l'apprendimento di tecniche per il superamento dei conflitti in modo non violento. Secondo l'assessore, le basi per un vero cambiamento sarebbero la presa di coscienza dell'importanza del dialogo, della mediazione, della giustizia sociale, del rispetto e dell'accoglienza. In questo contesto è necessario uno “spirito glocal”, cioè pensare in modo globale ma agire in modo locale, e viceversa, essendo anche consapevoli dell'impatto che le azioni locali possono avere su più larga scala. L'augurio dell'assessore trae spunto da una frase di un soldato della prima guerra mondiale, che, complice un'errore ortografico, ha lasciato scritto: “Voliamo la pace”. Serve quindi il coraggio di essere visionari, di poter viaggiare alti con il pensiero, agendo però quotidianamente, trasformando le visioni in delle azioni concrete.

L'intervento più particolare di tutto il convegno è stato quello degli studenti del liceo Duca degli Abruzzi, che, sulle note di una chitarra e della canzone “Shalom”, hanno presentato il progetto Duca. (Diritti umani costruire assieme), progetto che mette in collaborazione il liceo con gli studenti del corso “Human Rights and multi-level governance”. La scuola gioca ruolo chiave per un’efficace sensibilizzazione dei giovani, e il liceo ha deciso di impegnarsi attivamente, attraverso una serie di lezioni sul tema dei diritti umani organizzate proprio dagli studenti dell'università.

Se la costruzione della pace si basa sullo scambio e l'incontro, esempio più chiaro di ciò non poteva che essere la testimonianza portata da Laura Schubert, studentessa che dal Canada è arrivata in Italia per iscriversi al corso “Human Rights and multi-level governance”. Laura ha riflettuto sui grandi privilegi di cui la nostra generazione gode, e che spesso vengono dati per scontati, come l'essere cresciuti in un mondo senza conflitti, che ci permette di spostarci liberamente e poter prendere scelte in libertà. Laura ha parlato dei viaggi, che risvegliano l'interesse per il mondo, per altre culture, per lingue e persone diverse, e ha riflettuto sull'importanza di Internet (“The Great Connector”), che ci permette di informarci e diventare partecipi di grandi eventi e svolte storiche, seppur rimanendovi lontano. Tuttavia, come Laura ha raccontato, Internet non può fornirci esperienze dirette di vita, che sono quelle che possono insegnarci le lezioni più importanti, che possono farci incontrare mondi diversi e diventare consapevoli delle differenze di opportunità e libertà, dando un significato concreto alla parola pace. Se il diritto alla pace è la condizione su cui si possono costruire tutti gli altri diritti (come ha affermato Papa Francesco), come far sì che ognuno possa costruire la propria esistenza su di esso? La risposta di Laura, nella sua semplicità, fa riflettere profondamente. “Una delle prime cose che impariamo da piccoli è condividere con i nostri compagni di classe, e non picchiarli non appena ci fanno un dispetto. Queste capacità sono spesso dimenticate quando si cresce. Per tutti quelli che le dimenticano, ci sono però molti che ancora le conservano. Ricordare alle persone quello che è stato dimenticato è un passo avanti per un mondo in cui la pace non è qualcosa per cui lottare, ma è la norma. Un mondo in cui ognuno ha l'opportunità di scoprire chi è e chi vuole diventare”.

 

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