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Attualità
19 Maggio 2015 09:00

Padova, l'università e l'associazionismo "su strada"

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Ogni città ha un simbolo, un emblema unico che la contraddistingue. Per Padova c'è Sant'Antonio, c'è l'università, c'è lo spritz, ci sono i portici. Ma basta questo per raccontare una città? Oltre ai simboli identificativi, si dovrebbe scoprire quali sono le forze e le relazioni che la animano, che si intrecciano nel tessuto urbano e sociale, portando a creare qualcosa di più forte: l'identità stessa di una città e la percezione che di essa si ha.

A Padova ci sono tante voci e tanti volti che hanno a cuore la vita cittadina, da anni si impegnano con progetti sociali e collettivi, e continuano a immaginarsi una città più attrattiva, più viva, più inclusiva. Tra questi c'è Asu, associazione Studenti universitari, che dalla sua nascita nel 1984 cerca di portare la voce degli studenti nel dibattito riguardo alle sfide e opportunità della città. La  sfida fin dall'inizio, è quella di cercare di superare l'estraneità che tra studenti e residenti, destinandoli a condividere uno spazio ma rimanendo in due mondi separati. “Dal padovano medio lo studente è percepito come qualcosa di spurio, ma in realtà è fa parte in senso profondo della città, della sua identità. Padova non sarebbe tale se non ci fosse l'università da 800 anni”, ci racconta Serena, anche lei parte come molti altri studenti della cosiddetta “galassia Asu”. Per riportare l'attenzione della popolazione su quanto gli studenti siano una risorsa importante per la città, non solo economica ma anche culturale, l'Asu porta avanti dal 2010 la campagna Senza Noi Padova Muore. Un esempio d'azione simbolica per mostrare in modo tangibile la presenza degli studenti in città (dove i residenti sono circa 200.000 e la popolazione studentesca ammonta a circa 60.000) è stata quella di indicare con un segno le banconote che passavano nelle mani degli studenti e poi circolavano in città. Ma oltre a dare visibilità al contributo economico degli studenti ad affitti e consumi, Asu punta a decostruire l'idea che il popolo studentesco sia solo un problema e fonte di degrado, ma che anzi sia una potenzialità che arricchisce l'offerta culturale e musicale della città, anima le associazioni ed è un serbatoio continuo e pressoché inesauribile di idee innovative, alternative e creative.

Spargere semi urbani per la città. Asu non vuole solo raccontare i suoi obiettivi, ma per reclamare più visibilità agli studenti e portare a cambiamenti effettivi vuole soprattutto svolgere azioni concrete. Così, dallo scorso dicembre, ha lanciato l'iniziativa Urban seeds – Idee per Padova. “A Padova ci sono moltissime associazioni attive in svariati ambiti. Sebbene spesso non venga raccontato, tutto questo fa parte della città ed è una sua forza. Abbiamo sentito quindi il bisogno di cercare un confronto, di metterci insieme e creare una rete. La collaborazione non ha come scopo solo una maggiore visibilità e impatto mediatico, ma anche la creazione di fertile campo di condivisione di attività, partendo dagli obiettivi comuni e prendendo spunto uno dagli altri. Se c'è una rete che comunica e una comunione d'intenti, l'effetto è diverso” ci racconta Valentina. Urban Seeds unisce quindi varie associazioni, e si articola su tre aree d'azione: cittadinanza, cultura e spazi, sostenibilità. “Abbiamo voluto parlare di cittadinanza e non usare la parola integrazione perché il significato di questo gruppo è che siamo tutti cittadini a Padova, a prescindere dal fatto che siamo residenti o no, che siamo studenti o migranti” ci spiega Valentina. Quest'area unisce associazioni attive già da tempo con progetti per l'integrazione, come Caribù Africa, Valide Alternative Per l'integrazione, Razzismo Stop, Don Albino Bizzotto e Beati Costruttori di Pace. Riguardo ai progetti per la sostenibilità ambientale, di cui ASU già si occupa con la campagna per portare nelle mense bicchieri di plastica riutilizzabili, la collaborazione vede coinvolte le associazioni Amici della Bicicletta, Altra Agricoltura, Gruppo di Acquisto Solidale, Legambiente, El Tamiso e  Ciclopica. Ultima area, cultura e spazi. La campagna Urban Seeds è stata presentata davanti al Cinema Concordi, un cinema del centro città chiuso da anni, simbolo di uno spazio chiuso che potrebbe essere riutilizzato. L'obiettivo, portato avanti con varie associazioni attive in ambito culturale, musicale e teatrale, è quindi pensare a iniziative di riqualificazione di luoghi abbandonati e negozi sfitti, ridando nuovo significato a luoghi in passato emblematici ma che ora hanno perso ogni valenza, con l'idea che dove c'è uno spazio vuoto, una mancanza, c'è sempre la potenzialità per qualcosa di nuovo.

Una delle attività svolte per l'area cittadinanza del progetto è stata per esempio l'organizzazione di visite guidate, mirando a uscire dai classici percorsi turistici e rivelando porzioni di città spesso sconosciute, suggerendo così il guardare con nuovi occhi quello che ci circonda. Le due visite già svolte hanno avuto come meta l'Arcella, camminando per il quartiere, raccontando la sua evoluzione storica e visitando una chiesa antica e una moschea. Tra i gruppi partecipanti vi era infatti l'associazione Mecca, legata alla moschea di via Bernina, e i giovani di PSM – Partecipazione Spiritualità Musulmana. I partecipanti alla gita erano numerosi e di varie nazionalità, e la visita ha avuto l'effetto di suscitare l'interesse dei residenti. Alcuni, incuriositi, si sono aggregati al gruppo multiforme, fatto di studenti, stranieri, lavoratori, famiglie e bambini.

Musica, dialogo e spazi che riprendono vita. Oltre ad essersi occupata della riqualificazione della Piazzetta Gasparotto, ora sede del centro di co-working Co+, tra i tanti luoghi poco sfruttati della città l'Asu ha riscoperto anche le mura della Golena di San Massimo. “Nella splendida cornice delle mura cinquecentesche” anche quest'anno verrà organizzato il Summer Student Festival, festival di musica indipendente. Il festival è un altro esempio di valido apporto da parte di un'iniziativa studentesca al valore dell'intera città. “Con il festival riusciamo ad offrire una proposta culturale d'avanguardia e di novità, spaziando tra musica elettronica d'elite e giocoleria professionista. Non è solo una rassegna degli studenti per gli studenti, ma attira molta gente al di fuori della città” raccontano Teresa e Serena. Anche il festival vede la partecipazione di varie organizzazioni, ed oltre alla parte musicale è ricco di momenti di dibattito e dialogo, come l'incontro con il CUI (Cittadini Uniti per l'Integrazione), parte del Festival di letteratura africana indipendente, che vedrà un dibattito riguardo alle cause endogene dell'immigrazione, oppure la presentazione di interviste svolte direttamente a uno studente e un lavoratore di Garissa, in Kenya, per riportare l'attenzione sulla strage avvenuta nell'università lo scorso 2 aprile. Per il festival di quest'anno è stato organizzato anche un concorso fotografico, che propone di riflettere sulle migrazioni in senso più ampio, raccontando di persone che arrivano da altri paesi ma anche di studenti, migranti anch'essi all'interno dell'Italia. L'ambientazione scelta crea un valore aggiunto reciproco, al festival per una location suggestiva, e allo spazio delle mura per riacquistare visibilità. Secondo Serena, l'intento è riuscire a  svolgere delle attività che esulino dalla diretta valorizzazione, come può avvenire con una visita guidata, ma invece con un'azione indiretta portare attenzione e contemporaneamente valorizzarle. Ancora una volta quindi, suggerire nuove prospettive.  

Creare innesti nel tessuto urbano. L'iniziativa più recente che vede l'Asu attiva come capofila del progetto, è quella attualmente in corso di Innesti Urbani. Le vie della contrada Antenore, via Santa Sofia, via San Francesco e via del Santo, che ruotano intorno alla sede dell'ASU, da maggio a settembre riprendono nuova vita grazie ad un'articolata offerta di alto livello, con artisti d'avanguardia e di rilievo internazionale, che presenteranno mostre, incontri, dibattiti e spettacoli teatrali e musicali. “Abbiamo deciso di puntare alla riqualifica di quest'area prima di tutto perché l'Asu è diventata ormai una seconda casa per tanti di noi. E quindi abbiamo dei vicini di casa, che sono tutti i residenti e gli attori che agiscono sulla zona. Ci siamo resi conto organizzando il progetto che con molti non avevamo mai parlato, anche se avevamo gli stessi intenti. Uno dei problemi della città è infatti che mancano luoghi e momenti istituzionali che stimolino la collaborazione. Non c'è modo di catalizzare gli interessi, favorire fertili simbiosi, connessioni, ingranaggi, contatti, e tutti agiscono un po' da soli. Abbiamo deciso quindi di ottimizzare le energie, fare da collettore e creare un dialogo tra i diversi attori” ci spiega Serena. Così alcuni spazi in disuso hanno ritrovato vita, due sfitti di via del Santo sono diventati ambientazione per mostre e dibattiti, e altri sono stati riscoperti, come il Cinema Excelsior, una volta meta degli studenti del mercoledì sera per la proiezione del film a 3 €, ora luogo utilizzato solo per alcune lezioni universitarie, o come la Scuola della Carità, con i suoi splendidi affreschi del '500, che in passato era il luogo deputato allo stoccaggio delle provviste destinate ai poveri “Riempendo questi spazi con mostre o spettacoli, abbiamo risvegliato il passato di questa zona della città, ora diventata solo un luogo di passaggio per i turisti verso la basilica, ma che ha sempre avuto un'antica vocazione artigianale ed era conosciuta come il “welfare” di Padova per poveri, malati ed indigenti, grazie alla Scuola della Carità e l'ospedale antico che si trovava dietro la Chiesa di San Francesco” racconta Serena.

L'offerta culturale di Innesti Urbani è curata attentamente, e ad uno sguardo più attento mostra l'obiettivo trasversale a cui mira il progetto, un dialogo, una riflessione e una collaborazione, attraverso la rivalorizzazione e riqualifica di questi luoghi. Così ci saranno performance teatrali che porteranno gli artisti a dialogare con i passanti e a riscoprire storie celate nelle mura di queste vie, nella forma del teatro sociale di comunità, insieme a passeggiate che condurranno alla scoperta di luoghi nascosti, come il giardino Treves e il giardino Romiati, che svelano torri e misteriose architetture massoniche. La cultura in questo caso ancora una volta è solo un mezzo, per dare degli stimoli e suggerire qualcosa di diverso. “La scelta del nome Innesti viene da questo motivo. Un innesto, qualcosa che si mette dentro che però poi cresce da sola, da' l'occasione per far fruttare delle idee. Dietro ogni portone di queste vie si nasconde un mondo parallelo. Vogliamo fare in modo che queste porte siano aperte, che questi mondi paralleli si intersechino, anche solo nella testa della gente, ricordando della loro esistenza. L'idea di innesti urbani è che la gente cambi il modo di vedere il posto dove passa e in cui vive, riscoprendone il valore e quindi responsabilizzandosi in prima persona” spiega Serena.
La curiosità viene quindi messa in moto, si svela qualcosa di nuovo e si suggeriscono nuove possibilità, di dialogo, di contatto e d'integrazione, spargendo semi per la città o stimolando i cittadini a mettersi in ricerca, come suggeriscono le opere che dell'illustratrice Susanna Alberti che da qualche giorno sono comparse sulle vetrine di Via del Santo e via San Francesco. I disegni ritraggono in modo bizzarro dei bambini che giocano a nascondino e si rincorrono, un simbolo per stimolare una nuova ricerca, riconsiderare gli spazi urbani, non solo per la riscoperta e rivalorizzazione di questi luoghi, ma anche di tutte le potenzialità che animano questa città e vogliono suggerire nuove alternative e prospettive.

“Detto questo, è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare al città o ne sono cancellati”. Italo Calvino, Le Città Invisibili, dal manifesto di Urban Seeds – Idee per Padova.

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