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Attualità
07 Febbraio 2018

Sanremo ai tempi dei social network: e le canzoni che fine fanno?

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"E se la critica di Sanremo fosse essa stessa Sanremo?" avrebbe chiesto Gotthold Ephraim Lessing se fosse vissuto ai giorni nostri. Ammetto con una certa autocompiaciuta vergogna che ormai da anni mi ritrovo online con persone conosciute o meno (più meno che più, in verità) con il solo scopo di prendere per i fondelli l'intero Festival. Per il resto dell'anno è già tanto se ci scivola un like su Facebook, ma già dai giorni prima dell'inizio del Festival alimentiamo l'hype con battute e domande che ci stanno molto a cuore ("Ci sarà Vessicchio?"), ma anche per fare il punto su questioni più prosaiche ("Ehi, tu eri quello che amava la scimmia nuda che ballava?" "Vi ricordo che non potete criticare Fabrizio Moro senza che vi commenti tutto con lo smile seccato").

La nostra attività è rimasta segreta (fino ad ora), perché sappiamo benissimo che in agguato c'è il saccente di turno pronto a ricordarci che critichiamo Sanremo solo e unicamente perché su quel palco vorremmo esserci noi. In realtà non è così. Critichiamo tutta l'impalcatura di Sanremo per due soli motivi: ci divertiamo da matti e siamo efficientissimi. Sul serio. Perché nel gruppo non finiscono solo le nostre critiche, ma facciamo una rassegna stampa di tutto il meglio del web. In fatto di critiche, naturalmente. Non ci limitiamo a rilevare che hanno nuovamente riesumato la Vanoni e i Pooh, a elaborare teorie complottiste sull'INPS che riunisce tutte le cariatidi in un solo posto per mettere in atto un attentato terroristico per risparmiare sulle pensioni, o a contare tutte le stecche che sfodera Caccamo in tre minuti di canzone, scomodando unità di misura cadute in disuso per rendere meglio l'idea.

Noi possiamo fare paragoni stilistici sull'abbigliamento di Noemi ipotizzando il percorso psicologico dei suoi stilisti, possiamo accostare la foto di Max Gazzè a quella del Divino Otelma sfidando i nostri compagni a trovare le differenze (sono poche), possiamo unire le nostre forze per individuare tutti i plagi, possiamo elencare a memoria tutti i nomi del personale che ha operato Laura Pausini alle corde vocali nella sua onorata carriera e postare la schermata della risposta dell'amico del cugino di uno del gruppo che sta dietro le quinte e ci assicura che non ha visto defibrillatori in giro (lo avevamo detto che era tutto un piano dell'INPS!).

E poi lo facciamo anche per un altro motivo: ormai sui social, non si può più criticare niente. No, non ho assunto sostanze stupefacenti per arrivare alla fine della prima giornata di Sanremo, e lo so che in rete si critica tutto. Si critica persino un brand che non ha prodotto abbastanza colori di fondotinta per la gente di colore, o il vicino di casa che esprime pacatamente la sua opinione su un argomento politico che a quanto pare è un tabù. In questo mare magnum non si riesce più a capire quale sia la critica sensata e quale quella da clic compulsivo; ebbene, noi abbiamo sistematizzato il concetto stesso di critica, rendendola professionale. Ci sono delle regole, certo. Devi sapere che se critichi Moro ti trovi lo smile arrabbiato e che Vessicchio è una mascotte intoccabile, ma non c'è nulla di pesante o difficoltoso. Nel caos quotidiano (e annuale) noi abbiamo le nostre serate, e se qualcuno devia dai binari sostenendo che dopo aver cantato la sua canzone Ron è stato ribattezzato Ronf mettiamo il like di cortesia e passiamo oltre, magari per dire che qualcosa è andato storto (il farfallino di Baglioni).

C'è solo una cosa che mi lascia perplessa: le canzoni. Parlo per me, naturalmente: quando le riascolto il giorno dopo, ricordo a malapena di averle sentite. Ero così impegnata a contare le stecche di Caccamo (otto, direi), a scorrere tweet per repostarli su Facebook e a rispondere ai commenti sagaci dei compagni di gruppo che le canzoni le ho a malapena ascoltate. Questo fatto potrebbe lanciarmi dritta dritta in una riflessione socio-filosofica su quanto i social possano distanziarci dal qui e ora.

Ma sono le 2 di notte, si è fatto decisamente tardi, e domani voglio ascoltare le canzoni su Spotify.

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