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Viaggiare fuori rotta potrebbe significare perdersi, non riuscire a seguire la direzione prefissata e trovarsi smarriti. Oppure potrebbe voler dire lasciare le rotte ben segnate, andare all'avventura, scoprire luoghi a noi sconosciuti. Potrebbe significare essere disposti ad incontrare qualcosa che non ci saremmo aspettati, affrontare l'ignoto, trovarsi in un punto che mai avremmo potuto immaginarci. Un viaggio del genere, fuori rotta, implica molte cose. Comporta il mettersi in gioco, l'essere disposti a cambiare scoprendo l'inaspettato, uscire dagli schemi e osare. Ed è questo quello che ha fatto un gruppo di “moderni avventurieri”, composto dal regista Andrea Segre e dai fotografi Matteo Calore e Simone Falso, che lo scorso ottobre, partendo per un viaggio in una terra di confine, nelle steppe sconfinate del Kazakistan, ha inaugurato il progetto FuoriRotta.

Il loro viaggio è lo spunto per il lancio di una sfida e di una provocazione. Nel nostro mondo, fatto di distanze accorciate, spostamenti più veloci e soggiorni all'estero alla portata di molti, il senso del viaggiare è cambiato profondamente. Chiunque può sentirsi un po' viaggiatore, avendo sotto mano la possibilità di spostarsi agevolmente e trascorrere una vacanza all'estero. Paradossalmente, se da un parte vi è questa percezione condivisa di una sempre maggiore libertà e facilità di viaggiare, nello stesso momento assistiamo a un irrigidimento delle frontiere e all'innalzamento di barriere che precludono il libero movimento. Ed ecco così che le strade dei “viaggiatori impossibili” e quelle dei “viaggiatori preconfezionati” si intersecano e si confrontano, passando tra viaggi, vacanze e migrazioni.

Il progetto FuoriRotta vuole far ripensare non solo al significato del viaggiare, che rischia di venire smarrito nella miriade di viaggi pre-confezionati e in serie, ma anche al senso dell'incontro, del confronto con il diverso e del diritto al viaggio. È un progetto multiforme, che è contemporaneamente racconto, condivisione, riflessione e testimonianza, articolati attraverso diversi linguaggi espressivi. Se il filo d'unione è il viaggiare, il progetto si concretizza ad esempio attraverso la scrittura, con la pubblicazione dei “Diari di Andrea Segre”, una raccolta delle esperienze di viaggio che il regista ha compiuto negli scorsi anni attorno all'Europa. Il progetto è anche fotografia e reportage, con il documentario che uscirà a fine 2015 sul viaggio compiuto in Kazakistan. Altro mezzo è quello virtuale, con la creazione di una piattaforma web per “Racconti e ricordi FuoriRotta”, uno spazio per condividere consigli, spunti, opinioni e racconti di viaggi compiuti o immaginati.

Ma FuoriRotta non vuole solo raccontare, vuole anche rendere possibile dei nuovi viaggi di scoperta. Il culmine dell'iniziativa è infatti il lancio di un bando per sostenere dei viaggi non convenzionali, per ragazzi tra i 18 e 30 anni, che avranno modo di presentare i loro progetti di viaggio fino al 10 maggio. L'invito degli ideatori di FuoriRotta è di immaginarsi le rotte che si vorrebbero percorrere e dalle quali si vorrebbe uscire. I progetti di viaggio selezionati saranno finanziati attraverso la vendita dei “Diari di Andrea Segre” ma anche attraverso una campagna di crowdfunding organizzata sul web, mezzo che rimarca ancora la dimensione condivisa e partecipata del progetto. Gli aspiranti esploratori dovranno proporre progetti che sottolineino “la centralità del viaggio come esperienza di conoscenza dell’altro, come contaminazione dei punti di vista e come apertura dei propri confini”. Come gli antichi viaggiatori, accompagnati dai loro diari di bordo per raccogliere impressioni, ricordi ed immagini, coloro che partiranno avranno il compito di documentare la rotta che verrà seguita e l'avventura del loro viaggio, attraverso la modalità espressiva che più ritengono efficace. I giovani esploratori dovranno quindi essere pronti a percorrere “itinerari verso direzioni insolite, con mezzi non omologati e attraverso terre e storie non scontate” e a prendere parte a un'esperienza di ricerca e di autentica conoscenza dell’Altro, come occasione di scoperta e di crescita. Le proposte di viaggio saranno selezionate da una giuria presieduta da una figura emblematica, Achmad Priyatno, anche lui “viaggiatore”, che arrivato dall'Indonesia si è trovato bloccato a vivere senza stipendio ne permesso di soggiorno in una nave mercantile nel porto di Marghera. La sua storia è stata raccontata nel documentario di Andrea Segre “Marghera Canale Nord”.

Il primo viaggio in Kazakistan, con cui il progetto è stato inaugurato, ha dato il via a questa serie di viaggi non convenzionali verso terre insolite, e incarna lo spirito dell'intero progetto, la scoperta profonda e l'incontro vero, non superficiale, con un altro luogo, inteso non solo nell'accezione territoriale. Partendo da Baku, capitale dell'Azerbaigian, con un viaggio in nave i tre viaggiatori sono approdati sulla costa orientale del Mar Caspio, iniziando la loro avventura in questa terra al confine tra Europa e Asia, in cui sfuma la distinzione tra Oriente ed Occidente. In Kazakistan hanno trovato una terra sconfinata, grande ben nove volte l'Italia, ma popolata per meno di un terzo rispetto alla popolazione italiana. Hanno trovato un paese che sta vivendo un cambio radicale, segnato da un fulmineo boom economico legato all'estrazione e all'esportazione del petrolio. Il Kazakistan si muove così tra l'eredità sovietica, che ancora pervade le città e l'architettura, e il cambiamento verso un paese che si vuole mostrare moderno e all'avanguardia, e che sembra ricoprirà un ruolo economicamente sempre più rilevante nel contesto internazionale. Nel reportage fotografico del loro viaggio kazako si passa così dai piccoli insediamenti sperduti nel nulla, dove vive gente povera, ma profondamente generosa ed accogliente (che capita possa offrire agli ospiti uno dei piatti tipici kazaki, teste di capra o mucca da mangiare intere), ai parchi giochi di stampo sovietico e ai panorami segnati dall'industrializzazione, fino ad arrivare all'avveniristica capitale, Astana, una città nel mezzo della steppa in cui da pochi anni, per volere del presidente Nazarbayev, sono stati innalzati grattacieli, torri ed edifici futuristici.

Nel loro viaggio hanno attraversato le steppe disabitate, incontrato pescatori di frodo sulle rive di laghi gelidi e sono arrivati ad Aksai, la vera meta del loro viaggio, dove si trova uno dei giacimenti petroliferi più importanti del paese, e dove i tre viaggiatori hanno ritrovato un pezzo d'Italia. Uno dei maggiori investitori nel sito petrolifero è infatti l'Eni, e accanto alla città convive un microcosmo legato all'attività petrolifera, un luogo chiuso e isolato dal resto del territorio in cui si svolge la vita dei lavoratori, in gran numero anche italiani. Anche questa realtà fa riflettere su confini, disponibilità all'incontro e avvenuta o mancata integrazione. I tre esploratori hanno così non solo ritrovato un legame tra l'Italia e il Kazakistan in termini di affari commerciali ed economici, ma hanno voluto anche riflettere sul legame simbolico di un paese che rispecchia l'Italia degli anni sessanta, quella del boom economico, della crescita repentina e dell'aumento della ricchezza, che attraverso questi cambiamenti inevitabilmente sperimentava anche i conseguenti risvolti sul piano sociale, culturale e dei valori. Il loro viaggio in Kazakistan, un paese con un passato di popolazioni nomadi, e che nell'etimologia del nome richiama una terra di girovaghi, ribelli, coraggiosi e spiriti liberi, è il migliore augurio per nuovi viaggi fuori rotta.

Viaggiare, come vuole mostrare l'iniziativa, vuol dire scoprire il mondo, e attraverso di esso scoprire sé stessi. Non importa quale sia il viaggio, dove la strada porti, in luoghi più o meno esotici e lontani. L'importante è come il viaggio viene vissuto, scoprendo nuovi punti di vista e mettendosi in discussione, mossi dalla curiosità non solo per nuovi orizzonti e per nuove esplorazioni, ma soprattutto per la conoscenza e l'incontro con l'Altro. Come ricorda Marcel Proust, "il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi".

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