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Proviamo a immaginare di chiudere gli occhi, riaprirli e ritrovarci dall'altra parte dell'oceano, pronti a prendere un aereo e partire alla volta del “vecchio continente”, di cui forse ben poco sappiamo se non la sua storia, le foto dei monumenti che ci è capitato di ritrovare sulle cartoline, i nomi di cibi e vini prelibati. Proviamo a dimenticare di essere gli studenti della generazione Erasmus, con l'incalzante desiderio di partire e lasciare l'Italia. Questa volta proviamo invece a essere fra quelli che arrivano, che sognano l'Italia e decidono di scoprirla, partendo dalla città delle guglie di Sant'Antonio e dei portici.

Mettiamoci allora nei panni di Laura, una studentessa che parte dal Canada, da una città nei pressi di Toronto. Dopo la laurea in scienze ambientali decide di partire per la Germania, seguendo le tracce della famiglia del padre, per poi arrivare a Padova e iniziare la laurea specialistica in Diritti Umani. Laura non parte alla sprovvista. Al tempo di Internet e di Google Maps, prima di arrivare ha già ben chiaro cosa le aspetta. “Quando ho visto per la prima volta Prato della Valle ho pensato: wow, è proprio bello come si vedeva su Google Street View!”. Ma naturalmente per quasi tutto rimane la magia (e a volte lo shock) della sorpresa. Laura non aveva immaginato che Padova fosse così piccola, né quanto potesse essere terrificante il traffico quando ci si muove in bici. “Sono terrorizzata dalle rotonde! In Canada non esistono. Sembra che funzionino in base alla casualità e che tutti si muovano a una velocità spropositata!”.

Avventure padovane. Se Laura dovesse descrivere la sua vita a Padova in tre parole sceglierebbe queste: semplice, avventurosa e... “old-fashioned”, fuori moda. “È semplice perché sembra che la vita scorra a un tempo molto più rilassato. Mi è capitato raramente di vedere gente stressata. É un luogo tranquillo e piacevole in cui vivere” racconta Laura. Così come è un'avventura perché tutto è nuovo, la struttura dell'università, i modi delle persone, l'architettura, la lingua e la cultura sono diversi. È proprio la scoperta di un altro sistema universitario che la porta a definirla “vecchio stile”. “Per quanto riguarda l'università non sono del tutto soddisfatta, e sento di non aver trovato tutto quello che cercavo. Per me, abituata a un diverso sistema universitario, è molto difficile trovarmi a mio agio con il sistema italiano basato sulle sole lezioni frontali. In Canada ogni settimana, oltre alle lezioni, ci sono dei seminari, nei quali si preparano delle presentazioni e si discute in piccoli gruppi sugli argomenti trattati, creando così dei momenti d'interazione sia con il professore sia con i compagni. Mi sembra invece che qui manchi lo spazio per il dialogo e che, per questo motivo, molti studenti si sentano addirittura quasi intimoriti nel porre domande.” Nonostante quest'aspetto, Laura sente di aver trovato un ambiente universitario stimolante, con delle persone motivate e fortemente interessate a quello che studiano. “Mi sento circondata da persone molto intelligenti. È uno sprone a diventare uno studente migliore!” dice sorridendo. Anche il fatto di studiare in un'istituzione con una storia così antica, e l'aver trovato un valido supporto amministrativo nei momenti di difficoltà, sono alcuni degli aspetti positivi che ha avuto modo di sperimentare.

Uno sguardo di là dell'oceano. Arrivata in Italia, è stata colpita da quanto la religione cattolica abbia delle radici così profonde e sia intrecciata strettamente nella cultura italiana. “In Canada la religione e la fede non vengono percepite in modo così distintivo e come forte elemento di aggregazione. Quando qualcuno vuole costruire una sinagoga o altro, non c'è alcun problema. Se in Italia probabilmente la religione rientra nella top 5 degli elementi che contraddistinguono il paese, in Canada non rientrerebbe nemmeno nella top 10!”.

E cosa ricade quindi nella top 5 della cultura canadese? “Prima di tutto la monarchia. Il Canada fa parte del Commonwealth e c'è un forte contatto con la regina britannica, presente su tutte le banconote.” Nella classifica rientra la natura selvaggia. “Il Canada non sarebbe il Canada senza di questo!”. Paradossalmente però, un altro elemento che contraddistingue il Canada sono i grandi rischi ambientali, collegati all'estrazione del petrolio. “Ultimamente sembra che il desiderio del governo sia di estrarre il più possibile e costruire un oleodotto che prosegue fino in Messico. Ma i problemi ricadono sulla natura, con l'inquinamento di laghi e fiumi, e sulle comunità indigene, che hanno visto distrutto il proprio territorio. Per affrontare la crisi, si è deciso di puntare tutto sul commercio con l'estero, soprattutto con la Cina. Il governo è di stampo conservatore e molto presente nella vita del paese”. Il Canada, così simile ai vicini Stati Uniti (nonostante i canadesi non amino ammetterlo, ci spiega Laura), ricalca anche uno dei più significativi tratti distintivi degli States, il consumismo. “In Canada la gente ama la moda. Se in un periodo è in voga fare yoga, o bere il bubble-tea, o indossare un particolare capo d'abbigliamento, aspettatevi che tutti seguano l'onda dell'omologazione!”.
Il Canada è rinomato anche per essere progressista, multiculturale e aperto alla differenze, e molti, infatti, sono attirati da questo clima di accettazione e dalla sicurezza economica del paese. Ma Laura in parte conferma e in parte smentisce questo mito. “Sì, in Canada non c'è alcun problema nell'accettare coppie omosessuali, matrimoni misti o differenze religiose. Nonostante quest'apertura, gli unici luoghi davvero multiculturali sono le grandi città, e i canadesi amano vivere nella loro piccola bolla di sapone canadese. Non c'è un desiderio d'avventura, come invece mi sembra di percepire qui in Europa. Voi europei siete incoraggiati a viaggiare, a fare l'Erasmus, avete amici che vivono in altri paesi. A differenza del Canada, che è a contatto diretto solo con gli Stati Uniti, simili per lingua e cultura, siete invece circondati da moltissimi stati, lingue e culture diverse, e forse è questo che vi fa crescere molto più disposti all'incontro con altre culture al di fuori della vostra. Le persone in Canada sono diverse, sono amichevoli ma di vedute ristrette. In Canada tutti sono ben accetti, ma non appena arrivi in Canada, devi essere canadese, lasciare la tua cittadinanza e adeguarti.”

Laura racconta che al di fuori delle grandi città, le persone sono quasi spaventate dal mondo. Quando si è trovata a spiegare la decisione di studiare in Europa, la reazione che ha incontrato è stata di sbigottimento. “Molti non riuscivano nemmeno a immaginare una scelta del genere, così lontana dalla loro “comfort zone”. L'Europa è vista come un luogo dove fare un viaggio negli avventurosi anni della gioventù, con uno zaino in spalla e un biglietto aereo di andata e ritorno. I canadesi preferiscono stare nel luogo sicuro che conoscono, non sono molto curiosi e amano profondamente la loro nazione. Il Canada alla fine è un bel paese, pacifico e tranquillo... perché dovrebbero cercare qualcosa di diverso se quello che hanno va già abbastanza bene?” conclude scherzosamente.

Vivere e scoprire l'Italia. Nonostante le manchi il burro di arachidi, lo sciroppo d'acero, la liquirizia rossa e tutte le meraviglie dell'autunno canadese (le mele, i colori, la torta di zucca e lo sciroppo di mela), Laura ama molti aspetti del vivere in Italia, soprattutto tutto ciò che riguarda il cibo. “Il cibo è fresco e di migliore qualità. Il concetto di mercato in Canada non esiste nemmeno! Ma la cosa che mi ha colpito di più è l'aspetto sociale legato al cibo. Molto tempo viene speso nell'incontrarsi, nel cucinare e mangiare insieme. In Canada c'è meno passione. Mangiamo perché è necessario per vivere!”.
Anche il clima fa la differenza, e le sembra che la gente sia più pronta ad uscire, a interagire con gli altri in modo più semplice all'aperto, e a passare meno tempo in casa. Laura si è resa subito conto che questo comporta anche un diverso atteggiamento nel contatto con gli altri e nell'esternazione dei sentimenti. “All'inizio è stato un po' strano, perché qui la gente, anche tra amici, è molto più diretta e il contatto fisico, con baci e abbracci, è più immediato. In Canada sarebbe impossibile trovare delle coppie che si scambiano affetto così esplicitamente!”. Anche se, a differenza del Canada, in Italia è più raro vedere delle bandiere che sventolano, Laura ha percepito quanto gli italiani siano fieri del proprio patrimonio culturale e storico, e di ciò per cui sono famosi in tutto il mondo, cioè il cibo, il calcio e la moda. 

Tra le rotonde e il traffico pericoloso, le difficoltà all'inizio nel capire come pagare nei negozi e l'incontro con abitudini e modi di fare diversi, Laura è riuscita a destreggiarsi tra tutte le insidie italiane. “Sono felice di vivere qui, ma a volte mi sento bloccata in me stessa. Non sapendo ancora bene l'italiano, mi manca la possibilità di riuscire a esprimermi liberamente, poter dire quello che penso in una qualsiasi occasione, che sia all'università, per strada o in un negozio. Nonostante questo grande ostacolo e le difficoltà soprattutto burocratiche, che fanno venire voglia di abbandonare tutto, sono contenta di essere riuscita ad affrontare tutte le complicazioni. Credo che superare i piccoli e grandi ostacoli quotidiani, in un mondo con una lingua diversa, insegni a mettere i problemi in prospettiva, dia molta sicurezza in se stessi e possa aiutare in futuro ad affrontare con più calma e creatività le sfide che si incontrano nella vita.”

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